La (lunga) strada della nostra alternativa

Focus

Oggi si può affermare che il Pd ha vinto la sfida della propria sopravvivenza a cui si somma la soddisfazione per il sorpasso sul Movimento Cinque Stelle

Il blocco della destra estremista che supera il 40% dei consensi, il Movimento Cinque Stelle che si sfalda sotto il peso dei tatticismi e dell’incapacità di governo, il Partito Democratico che si conferma unica forza alternativa al nazionalismo ma che per vedere davvero il traguardo della maggioranza dovrà percorrere ancora un tratto di strada lungo e incerto. Se questi sono per l’Italia i tre principali risultati del voto per le Europee, non c’è innanzitutto da stare molto allegri.

Nell’immediato il nostro paese corre il rischio di ritrovarsi in Europa ancora più debole e isolato di quanto non sia già accaduto dopo quest’anno di governo gialloverde: il sostanziale fallimento dell’assalto sovranista alle istituzioni comunitarie confina la baldanza di Salvini al di qua delle Alpi, privandolo di veri alleati forti alla guida dei principali paesi europei. Siamo ancora lì, dentro il perimetro di una rete di Visegrad a guida ungherese (più che italiana) che ha già dimostrato decine di volte di lavorare sia contro i nostri interessi nazionali sia contro una vera riforma dell’Unione europea. Il risultato della somma tra la vittoria di Salvini e il maggiore isolamento italiano sarà l’intensificarsi della propaganda antieuropeista, inutile quanto a risultati concreti ma efficacissima (finora) nella sua capacità di mobilitare l’elettorato e di coprire i fallimenti di governo.

Il crollo catastrofico dei Cinque Stelle fa finalmente chiarezza sul profilo di questo partito – bolla di marketing elettorale scoppiata alla prova del governo, nonostante le piroette di Casaleggio e Di Maio – e sulla natura di un governo che dal giorno dell’insediamento si è presentato con il volto e con le politiche della peggiore destra estremista e che da domani sarà compiutamente egemonizzato dalla volontà di Salvini.

Oggi si può finalmente affermare che il Partito Democratico abbia vinto la sfida della propria sopravvivenza: un risultato niente affatto scontato dopo la batosta del 2018, di cui va dato merito sia a Nicola Zingaretti sia all’ampio clima di collaborazione che si è creato nel Pd durante e dopo il congresso. Una sfida vinta cui si somma la soddisfazione per il sorpasso sul Movimento Cinque Stelle, che ci accredita come unica forza di alternativa al sovranismo e che apre la strada al nuovo bipolarismo destra-sinistra.

La vera questione su cui dovremmo interrogarci è come percorrere questa strada, che si annuncia lunga e difficoltosa. Perché i quasi venti punti percentuali che oggi ci separano dal blocco nazionalista difficilmente saranno colmati da una strategia delle alleanze con partiti inevitabilmente piccoli e fragili, costringendoci a misurarci ancora una volta con quella vocazione maggioritaria che gli italiani mostrano di pretendere nonostante le vicessitudini delle leggi elettorali e delle mancate riforme costituzionali. Se non vorremo rassegnarci ad un ruolo di nobile e consistente minoranza, lungo la strada dell’alternativa servirà un racconto dell’Italia e del suo futuro che sia davvero competitivo con quello del nuovo partitone nazionalista. E a cui da domani dovremo lavorare tutti insieme.

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