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Eurozona, non è con un derivato che si risolvono i problemi

Domani la Commissione europea presenterà una serie di proposte legislative con l’obiettivo di condurre alla creazione di “EU Sovereign Bond-Backed Securities”, cioè bond “sintetici” derivanti da cartolarizzazioni di titoli di Stato europei, chiamati più semplicemente “safe asset”, o “titoli sicuri”.

Questi titoli sarebbero prodotti dal settore bancario stesso, senza alcuna garanzia pubblica (nazionale od europea), attraverso “l’impacchettamento” (c.d. pooling) e poi “segmentazione” (c.d. tranching) dei titoli di Stato dei vari paesi europei. La sicurezza di questi bond sintetici sarebbe garantita, secondo la Commissione europea, dalla diversificazione del collaterale sottostante e da un trattamento prudenziale favorevole, al pari dei debiti pubblici nazionali, nonostante l’assenza di garanzia pubblica.

Non mi sembra che cartolarizzare e rivendere pacchetti di titoli di Stato nazionali possa essere una strategia per diversificare, e quindi rafforzare, il portafoglio titoli delle banche. La Commissione europea sostiene che questi “titoli sintetici” permetterebbero di condividere il cosiddetto rischio dei debiti pubblici nazionali, riducendolo per tutti.  L’amara verità, però, è che un titolo di questo tipo distribuisce l’eventuale rischio, moltiplicandolo.

 

In particolare, come anche evidenziato dai gestori del debito nazionale – gli uffici del Tesoro degli Stati membri incaricati di gestire l’emissione di debito pubblico – questa cartolarizzazione, questi titoli sintetici potrebbero avere un impatto negativo sulla liquidità del mercato dei titoli di Stato, e quindi anche sui costi del debito per le tesorerie europee, in particolare per paesi come l’Italia e la Spagna.

 

Già le tensioni sullo spread di questi giorni hanno avuto effetti non positivi. Mi sembra, insomma, che dalla crisi si sia imparato a ripetere gli stessi errori, come si vede anche dal silenzio assordante rispetto ai rischi – non ancora quantificati con precisione – che costituiscono gli asset di livello 3 presenti nei bilanci di molte banche europee, essendo anch’essi dei derivati”.

Quello di cui hanno bisogno l’Europa e l’Eurozona sono un meccanismo di reale condivisione del rischio, come una garanzia europea comune sui depositi dei piccoli risparmiatori e dei veri Eurobond che finanzino progetti di investimenti pubblici europei nel sociale, nella sostenibilità, nelle infrastrutture. In altri termini, all’Unione monetaria serve, finalmente, un’Unione fiscale e sociale.

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