Eutanasia e suicidio assistito, per la consulta di Bioetica non sono uguali

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Passato a maggioranza il parere che, distinguendo le due pratiche, apre al suicidio assistito. Adesso la parola al Parlamento

In attesa che a pronunciarsi sulla materia sia finalmente il Parlamento, oggi a dire per la prima volta una parola chiara ( e ufficiale) su eutanasia e suicidio assistito è stato il Comitato nazionale di Bioetica, l’organo consultivo istituito presso la presidenza del Consiglio nel 1990.

Il parere è arrivato a seguito dell’ordinanza del 2018 della Corte costituzionale, intervenuta sulla questione sollevata dalla Corte di Assise di Milano in merito al caso di Marco Cappato e ai dubbi sulla legittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, quello che definisce e sanziona l’istigazione o l’aiuto al suicidio.

Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, era finito sotto processo appunto per istigazione al suicidio per aver aiutato Dj Fabo, il quarantenne rimasto cieco e tetraplegico a seguito di un incidente, a raggiungere la Svizzera dove aveva ottenuto il suicidio assistito, una pratica da anni consentita nel paese elvetico.

Nell’ordinanza dell’anno scorso, la Corte Suprema aveva deciso di rimandare innanzitutto al Parlamento la decisione se intervenire con una propria disciplina. Per questo, la decisione sulla costituzionalità dell’articolo 580 è stata rimandata all’udienza che si terrà a settembre di quest’anno.

 

Nel frattempo il comitato di Bioetica, dopo una lunga discussione, in un documento approvato con una maggioranza risicata per il fermo no dei cattolici, a conferma della spinosità dei temi trattati, ha messo nero su bianco pareri e raccomandazioni, soffermandosi in particolare sulla differenza esistente tra la pratica dell’eutanasia e quella del suicidio assistito.

L’eutanasia, spiega il comitato, è “l’atto con cui un medico o altra persona somministra farmaci su libera richiesta del soggetto consapevole e informato, con lo scopo di provocare intenzionalmente la morte immediata del richiedente”, si legge nel documento. “Altra fattispecie è l’aiuto o l’assistenza al suicidio, che si distingue dall’eutanasia perché in questo caso è l’interessato che compie l’ultimo atto che provoca la sua morte, atto reso possibile grazie alla determinante collaborazione di un terzo, che può anche essere un medico, il quale prescrive e porge il prodotto letale nell’orizzonte di un certo spazio temporale e nel rispetto di rigide condizioni previste dal legislatore”, scrive il Comitato nel parere.

Il Comitato ammette che sono emerse “divergenti posizioni”. Alcuni membri sono contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio assistito e convergono “nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica” e che “’’agevolare la morte’ segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del ‘curare e prendersi cura'”. Altri membri del Cnb sono invece favorevoli sul piano morale e giuridico alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito sul presupposto che il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente e la dignità della persona. Altri ancora sottolineano i rischi di un “pendio scivoloso” a cui condurrebbe, nell’attuale realtà sanitaria italiana, una scelta di depenalizzazione o di legalizzazione del suicidio medicalmente assistito modellato sulla falsariga di quelle effettuate da alcuni Paesi europei.

Il parere, assunto non all’unanimità, contiene però delle raccomandazioni condivise. Innanzitutto, quella di avviare un dibattito – compreso quello parlamentare – “nel pieno rispetto di tutte le opinioni al riguardo” e con “un’ampia partecipazione dei cittadini”, ha sottolineato il presidente del Comitato, il professor Lorenzo d’Avack.

 

“Onore al Comitato nazionale di bioetica, e non solo alla maggioranza che ha espresso una decisione rispettosa della libertà del malato, ma anche alla minoranza che si è opposta, perché almeno loro, al contrario del Parlamento italiano, hanno avuto il coraggio di dibattere e di scegliere”, è stato il commento di Marco Cappato.

E in attesa dunque che il dibattito si avvii, soprattutto sul versante politico, suscitano impressione i numeri sulle richieste di viaggi all’estero per accedere alle pratiche di suicidio assistito e di eutanasia resi noti dall’associazione Exit Italia. “E’ un trend in spaventoso aumento: ogni settimana ormai riceviamo 90 telefonate di cittadini italiani gravemente malati che vogliono informazioni su come ricorrere al suicidio assistito in Svizzera. Il Parlamento deve darsi una mossa e legiferare in materia”, ha detto il presidente dell’associazione Emilio Coveri, che ha poi fatto sapere che “da gennaio 2017 ad oggi sono ben 168 le persone solo tra i nostri associati, che sono partite per la Svizzera”.

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