Le priorità del Pd: lotta all’evasione e fisco più semplice

Focus

Le politiche di contrasto all’evasione fiscale dei governi a guida Pd hanno generato risultati tangibili. I numeri lo dimostrano

Molto spesso sentiamo parlare di evasione fiscale come sinonimo di zavorra per la crescita. Gli ultimi dati parlano di 111 miliardi di euro all’anno sottratti alla collettività, cifra spaventose su cui molto c’è ancora da fare. Poche volte, però, vengono sottolineati i buoni risultati ottenuti negli ultimi anni sul fronte del contrasto. L’Agenzia delle entrate, recentemente, ha messo in risalto il recupero dell’evasione avvenuto nel triennio 2014-2016 (da 11 a 19 miliardi). Per tre anni consecutivi è stato registrato un record dopo l’altro, mese dopo mese, fino a raggiungere i 19 miliardi del 2016, la somma più alta mai incassata dalle Entrate. Di fatto, negli ultimi anni il recupero del tax gap (la differenza tra l’imposta dovuta e quella versata) è stata maggiore rispetto all’andamento dell’economia del Paese.

I dati sul recupero dalla lotta all’evasione

Le politiche di contrasto all’evasione fiscale dei governi a guida Pd hanno quindi generato risultati tangibili. Sono i numeri a dirlo. Sono i numeri a dirlo. Ma è soprattutto sul piano qualitativo che è utile soffermarsi. Se i risultati sono arrivati, infatti, lo si deve soprattutto al nuovo approccio messo in campo dal Pd, quel principio di base che ha permesso di combattere l’evasione senza trasformare il contrasto in una vessazione pura e semplice, creando al contempo un meccanismo di fiducia con il cittadino. In pratica nessun favore a chi evade e fisco amico per chi è in regola. Basti pensare che i 500 milioni recuperati nel 2016 – è la stessa Agenzia delle Entrate a sottolinearlo – sono arrivati grazie al dialogo preventivo con il cittadino, dando ai contribuenti la possibilità di rimediare per tempo agli errori commessi e pagando sanzioni ridotte. Ed è proprio su questo nuovo rapporto con i cittadini che si basano i nuovi strumenti di rivoluzione digitale come la fatturazione elettronica e la dichiarazione dei redditi precompilata, che nel 2016 è stata presentata da ben 2,1 milioni di cittadini. Ed è sempre su questi principi che il precedente governo ha deciso di chiudere Equitalia (una delle prime proposte che uscì dall’edizione 2010 della Leopolda) e di riformare la Riscossione che nel biennio 2015/2016 ha recuperato 17miliardi (record anche in questo caso) di euro cambiando passo e introducendo nuovi strumenti, e servizi.

Ci sono poi le proposte di politica fiscale, che inevitabilmente incideranno sul fisco. L’impostazione attuata finora dal Pd (i cui principali interventi sono stati la cancellazione Imu sulla prima casa, il bonus di 80 euro e la sforbiciata all’Ires) hanno cominciato a produrre dei risultati concreti: si vedano i dati emersi negli ultimi rilevamenti trimestrali dell’Istat, che vedono scendere la pressione fiscale nel terzo trimestre del 2017, livello minimo dal 2011. E per il futuro si sta pensando di proseguire su questa strada, riducendo inoltre le aliquote Irpef. Da una parte, dunque, c’è l’impostazione di buon senso del Pd, che vede un fisco più semplice e dialogante con il cittadino. Dall’altra parte ci sono invece le proposte inattuabili dei partiti di Centrodestra, con la loro flat tax che, considerato il nostro elevato debito, risulta più che altro irrealistica visto che finirebbe per rendere insostenibili i conti pubblici (con le drastiche conseguenze che ne deriverebbero sul piano finanziario e non solo).

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