Luci e ombre, ma ora un codice di autoregolamentazione europeo c’è

Focus

Ecco il codice di condotta contro la disinformazione online a cui hanno aderito Facebook e Google. Basterà in vista delle elezioni europee?

Oltre a quello delle alleanze più o meno solide (dall’asse populista al fronte pro-Europa, che dovrebbe fronteggiarlo), c’è un altro terreno su cui, più sottotraccia, si sta giocando la partita sugli esiti dell’appuntamento con il voto che attende i cittadini europei l’anno prossimo, ed è quello della disinformazione online o, con un termine ormai abusato ma utile a comprendere di cosa stiamo parlando, delle “fake news”.

Un tema, quello delle notizie false usate a fini di propaganda politica, che come un fiume carsico appare e scompare agli occhi dell’opinione pubblica, ma sui cui, soprattutto dalle parti di Bruxelles, ferve l’attività.

L’ultima notizia in ordine di tempo è quella arrivata dalla commissaria europea al Digitale Mariya Gabriel, che ha annunciato la presentazione all’esecutivo Ue di un codice di condotta contro la disinformazione online sottoscritto da una serie piattaforme social e di pubblicità, tra cui Google, Facebook e Mozilla (Twitter ci starebbe ancora pensando).

In realtà secondo la tempistica dettata dalla stessa Commissione, dopo le conclusioni del Gruppo di lavoro ad alto livello sulle fake news del marzo scorso, e a seguito degli impegni presi a maggio dalle piattaforme con la stessa commissione, il codice di autoregolamentazione per i big della Rete era atteso già per luglio; ma visti i tempi che corrono, e soprattutto la posta (soprattutto economica) in gioco, sembra già qualcosa che se ne sia cominciato a parlare e, soprattutto, che vi abbiano aderito piattaforme cruciali per la diffusione delle notizie come Facebook e Google (in attesa degli altri).

Cosa prevede il codice di auto-condotta

Ma in cosa consiste, in pratica, il codice di autoregolamentazione annunciato dalla Ue? Partiamo dai limiti: le raccomandazioni da seguire sono solo su base volontaria e, per il momento, non sono previste sanzioni per chi sgarra. Ma assicurano da Bruxelles “a fine anno ci sarà una prima verifica e non è escluso un intervento più attivo”.

Quanto alle norme di condotta vere e proprie, queste vanno dall’impegno a mettere fine al fenomeno del “clickbait”(ossia a impedire un guadagno dagli introiti pubblicitari da parte di profili e siti che diffondono informazioni false), a rendere più trasparente la pubblicità elettorale su Internet, all’eliminazione di bot e account falsi. E’ inoltre previsto un accesso facilitato per gli utenti a diverse fonti di informazione, aumentando la visibilità di news provenienti da fonti verificate e dal giornalismo di qualità, e una procedura più semplice per la segnalazione di notizie false in Rete.

E tra le altre novità significative, la possibilità di accedere alle banche dati delle piattaforme da parte di ricercatori e accademici, in accordo con una delle misure previste dalla stessa Commissione, che in aprile aveva annunciato la creazione di una rete europea di fact checker.

Vedremo quanto le regole di cui le piattaforme si sono auto-dotate, e per la cui violazione (per il momento) non sono previste sanzioni, sapranno essere efficaci per un tema tanto cruciale per le democrazie moderne come quello di una corretta informazione in Rete. Per il momento, un primo passo è stato compiuto, e non resta che augurarsi che i successivi arriveranno in tempo per l’appuntamento di maggio.

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