Quando anche i grandi giornali cadono nelle fake news

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Ieri Il Messaggero ha dato la notizia di una sposa bambina di 9 anni molestata dal “marito” trentacinquenne, gran parte della stampa italiana ha dato la notizia per buona, ma in realtà era una fake news

Le fake news stanno preoccupantemente prendendo sempre più piede a livello mondiale. Un fenomeno a cui con grandi difficoltà si sta cercando di mettere un freno. Solitamente queste provengono da siti spazzatura, per poi venire ripresi da altri siti, solitamente vicini a partiti politici populisti. E’ ormai una tecnica consolidata di propaganda politica, fatta scientificamente a favore di partiti che hanno nella paura il loro punto forte.

Per questo è stata grande una sorpresa scoprire che un quotidiano serio e autorevole come Il Messaggero ieri ha diffuso una notizia falsa, notizia poi ripresa da molti quotidiani online:  LiberoGiornaleGazzettino, Secolo d’Italia e Fatto Quotidiano, che l’hanno pubblicata sui loro siti. La Zanzara, la nota trasmissione di Radio24, ci ha aperto la puntata di ieri. Oggi Mattia Feltri su La Stampa ha dedicato alla vicenda il suo Buongiorno.

La notizia era di quelle che fanno realmente accapponare la pelle: Una bambina di 9 anni è stata data in sposa ad un uomo di 35 anni, che avrebbe abusato di lei. Il matrimonio è stato combinato dalle due famiglie, entrambe di religione musulmana, senza aspettare che la piccola raggiungesse la maggiore età.

Già nel pomeriggio di ieri il fatto era stato smentito da Ilfattoquotidiano.it e dal sito de Il Giornale, ma ormai era data per buona da tutti, compreso il leader leghista Matteo Salvini – seguito da altri dirigenti leghisti – che non poteva perdere un occasione così ghiotta per scagliarsi contro il multiculturalismo.

Dunque una notizia mostruosa, ma falsa, è stata data per buona da un giornale autorevole, seguito da altri quotidiani importanti e commentata da leader politici che vorrebbero governare il Paese. Questa vicenda è sintomatica di come le fake news saranno un elemento costante, specialmente durante la campagna elettorale, e nello stesso tempo deve far alzare gli scudi agli operatori dell’informazione, che prima di dare per buona una notizia dovrebbero avere la certezza che questa sia vera.

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