Il fallimento di un Def senza alcun futuro

Focus

Il Documento di Economia e Finanza scritto dai gialloverdi è il frutto di una politica economica completamente sbagliata

Il DEF del governo gialloverde può essere riassunto in due parole. Fallimento e impotenza. A fine settembre si prevedeva per il 2019 una crescita dell’1,5 per cento, ridimensionata tre mesi dopo all’1 per cento. Oggi leggiamo che nel 2019 sarà al massimo dello 0,2 per cento. Siamo ultimi tra i 39 Paesi avanzati. Peggiorano il deficit, il debito, la disoccupazione. Da maggio 2018 abbiamo perso 116 mila posti di lavoro. Pesa la congiuntura internazionale ma gran parte dei problemi ce li siamo costruiti da soli. In questi mesi è crollata la fiducia e spread è ormai stabilmente sopra i 250 punti, il doppio di un anno fa. E’ una vera e propria stretta monetaria, che ci sta costando carissima: maggiori interessi sul debito e minore crescita. E’ il frutto di una politica economica sbagliata, che ha puntato tutto su due misure – quota 100 e reddito di cittadinanza – costosissime (44 miliardi in tre anni) e finanziate in deficit. Rafforzare gli interventi contro la povertà era necessario, così come rendere più flessibile il sistema pensionistico. Lega e 5 Stelle lo hanno fatto caricando di ulteriori debiti le generazioni future. Hanno guardato al presente, alle prossime elezioni, compromettendo il futuro. Meno risorse per gli investimenti, blocco delle grandi opere, stop agli incentivi di Impresa 4.0, più tasse sulle imprese. Il risultato è un rallentamento nettamente superiore a quanto sta avvenendo negli altri Paesi avanzati.

L’aspetto più preoccupante di questo DEF, però, è il futuro. Le previsioni per il triennio 2020-2022 sono deprimenti: crescita debolissima, disoccupazione in ulteriore aumento, conti pubblici a rischio e appesi alle clausole di salvaguardia IVA. E’ una dichiarazione di impotenza: il governo non ha una strategia, non ha una visione di politica economica. Si è chiuso in una dimensione di campagna elettorale permanente, e così facendo ha rinunciato ad ogni ambizione di promuovere un nuovo modello di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

Lega e 5 Stelle non hanno la più pallida idea di come impostare la manovra di bilancio per il 2020. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio servono 106 miliardi nel triennio solo per lasciare le cose come stanno. E’ uno scenario drammatico: è come scalare l’Everest con un braccio legato dietro la schiena. E’ questa difficoltà di fondo che spiega la scelta del ministro Tria di confermare l’aumento dell’IVA fino a prova contraria, nell’attesa di misure alternative che nessuno nel governo conosce. C’è una seconda certezza, nel DEF: è il taglio dei 2 miliardi accantonati con la legge di bilancio, tra cui 300 milioni tolti al trasporto pubblico locale e 100 milioni all’università e alla ricerca. Vogliono ridurre le tasse a chi sta meglio con la flat tax ma intanto tagliano i fondi per il trasporto pubblico e l’università e aumentano l’IVA! Bisogna cambiare radicalmente rotta. E bisogna farlo rapidamente. Tre sono le priorità nel breve periodo. Primo: bloccare l’aumento dell’IVA, che avrebbe un effetto depressivo sull’economia e regressivo sul ceto medio e sulle fasce più deboli. Secondo: riportare il debito pubblico su un sentiero credibile di progressiva riduzione, per proteggere gli italiani da possibili shock sistemici.

Terzo. Accelerare l’utilizzo dei fondi già stanziati per gli investimenti pubblici e ripristinare gli incentivi per quelli privati. L’Italia deve poi ricostruire un programma di politica economica di medio periodo. L’attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, innanzitutto, spingendo sulla decarbonizzazione e le rinnovabili, investendo contro il dissesto idrogeologico e incentivando la green economy. Il taglio del cuneo fiscale e contributivo, per favorire il lavoro stabile, aumentare le buste paghe dei dipendenti e ridurre i costi aziendali. La rete di protezione sociale: servono più risorse per la sanità, che è a corto di ossigeno, e per l’istruzione, per cui oggi l’Italia spende meno di quanto destina agli interessi sul debito. Per questo programma servono risorse importanti. Possiamo trovarle lavorando con grande determinazione sulla lotta all’evasione fiscale, sulla centralizzazione degli acquisti di beni e servizi, sulla riduzione delle agevolazioni fiscali, sul taglio dei sussidi dannosi per l’ambiente e il clima. Queste sono le proposte che abbiamo avanzato in Parlamento, nella consapevolezza che il dovere dell’opposizione è quella di contrastare con forza le politiche sbagliate della Lega e del Movimento 5 Stelle ma anche costruire una proposta alternativa per il governo del Paese.

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