Famiglia, tutte le giravolte di Luigino Di Maio

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Noi sulla proposta dell’assegno unico per i figli ci siamo. Perché la sfida di promuovere la natalità è troppo importante per litigare e per vantare primogeniture

Ricordate Luigino Di Maio prima delle elezioni dello scorso anno? Smessi i panni del fomentatore di fake e di giustizialista incallito, rilascia un’intervista ad Avvenire per imbonirsi l’elettorato cattolico: con i 5stelle al governo faremo il quoziente familiare, sul modello francese. Non conosce i termini della proposta, verosimilmente incostituzionale e più costosa della Flat tax.

Vinte le elezioni, si dimentica della promessa e vira sul reddito di cittadinanza. Non solo, nella stessa misura fa applicare una scala di equivalenza che penalizza le famiglie con figli, specie quelle numerose. Preso allora da rimorsi, il primo aprile di quest’anno promette (invece del pesce) generici aiuti per pannolini, baby sitter e rette per l’asilo.

E arriviamo alla scorsa settimana: in una riunione al Ministero, Luigino assicura di aver trovato un miliardo di euro (un miliardo
tondo, un po’ come il milione del signor Bonaventura) di risorse non spese dal reddito di cittadinanza. E garantisce che il prossimo Consiglio dei Ministri (cioè ieri) avrebbe portato il decreto, con la firma sua e del Ministro Tria.

Quel miliardo servirà a “riorganizzare e semplificare la materia, per arrivare a dare un assegno unico mensile ad ogni figlio”. Dunque, Luigino cambia idea per la terza volta ma almeno ora ci piace, perché propone ciò che il Pd ripete a gran voce da diversi anni, che abbiamo studiato e approfondito con mille simulazioni e che è contenuto in una nostra precisa proposta di legge (pdl 687/2018): serve un assegno unico e una dote unica per servizi, al fine di semplificare, dare continuità ed equità alle misure di sostegno per i figli a carico. Insomma, copia e manco lo dice.

E arriviamo a ieri sera, con il prof Tria che boccia Luigino: non ci sono le coperture, perché solo a fine anno potremo sapere se avanzeranno soldi dal reddito di cittadinanza. Bocciato e rimandato all’anno prossimo. Senza dimenticare il brutto voto in condotta, visto che Luigino ha anche provato a togliere la sedia al compagno di banco, tal Lorenzo Fontana, che avrebbe ancora la delega su famiglia e figli.

Insomma, Luigino cambia le versioni del tema. Poi copia quella giusta e manco l’ammette. Frega il quaderno al compagno di
classe e vuole spendere con una mancetta che non ha. Meno male che c’è ancora il prof, che le tabelline le conosce meglio di
lui.

P.S. Fuor di metafora, signor Ministro, scusandomi della (spero amabile) presa in giro: noi sulla proposta dell’assegno unico per i
figli ci siamo. Glielo abbiamo detto e glielo ripetiamo. Perché la sfida di promuovere la natalità è troppo importante per litigare e
per vantare primogeniture. Siamo pronti a collaborare, anche al di là degli schemi maggioranza/minoranza. A patto che la smetta con la superficialità e la propaganda.

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