Fango a Cinque Stelle. L’ultima infamia di Di Maio

Focus

Le parole ignobili e calunniose (non le prime) da un partito che ha fatto della diffamazione e dell’infamia il metodo principale di iniziativa politica

“Non voglio avere niente a che fare con il PD, il partito di Bibbiano”. Questa l’ultima infamia di Luigi Di Maio, capo politico di quel Movimento Cinque Stelle con il quale – secondo alcuni commentatori – il Partito Democratico si appresterebbe a siglare un’alleanza di governo. Parole ignobili e calunniose, non le prime né le ultime di questo tipo a provenire da un partito che ha fatto della diffamazione e dell’infamia il metodo principale di iniziativa politica.

Un partito di falsari che da anni ha intossicato la vita pubblica italiana sdoganando la violenza verbale e i pestaggi mediatici, fomentando attacchi di ogni genere alle istituzioni repubblicane e minando le basi stesse della nostra convivenza civile. Il tutto fondato sulle falsità, condito dalla calunnia, alimentato dalla diffamazione. Perché è vero che Salvini ha dato corpo e sostanza ad una minaccia esplicita contro la nostra democrazia, ma è altrettanto vero che la strada verso la barbarie salviniana è stata preparata nel corso degli anni dal lavoro di scavo e delegittimazione del Movimento Cinque Stelle (come conferma anche il travaso di voti da M5s alla Lega).

E se l’ultima campagna di fango grillino contro il PD – rispetto a cui il nostro partito ha già avviato ogni iniziativa di tutela legale – si spinge senza alcuna vergogna a strumentalizzare una delicatissima inchiesta ancora in corso per abusi su minori, è solo perché ogni altro argomento politico è stato prosciugato dall’incapacità di governo mostrata da Di Maio alla prova dei fatti. D’altra parte la strategia della falsificazione a Cinque Stelle non si limita alla diffamazione contro l’unica vera opposizione al governo gialloverde (considerando il sostegno che Salvini sta ricevendo proprio in questi giorni di massima pressione da parte di Forza Italia e del partito della Meloni), ma si estende anche all’enorme distanza che separa il teatrino delle polemiche a mezzo stampa con la Lega e la concreta attività dei grillini in Parlamento.

Perché dentro le aule di Camera e Senato i deputati e i senatori Cinque Stelle stanno dando ogni genere di copertura e sponda alla Lega, nel suo tentativo di sottrarsi allo scrutinio parlamentare sullo scandalo dei presunti fondi che sarebbero arrivati da Mosca in violazione della nostra sicurezza nazionale e in combutta con una potenza straniera impegnata nell’indebolimento dell’Unione europea e nel tentativo di condizionare i processi democratici dei principali paesi occidentali. Non si vede come tutto questo possa configurare anche solo la più vaga ipotesi di alleanza tra il PD e il partito-azienda che ha scelto proprio il PD come obiettivo principale della propria macchina del fango.

A meno di non volersi rinchiudere da soli nelle stanze dell’irrealtà di terzo tipo, senza accorgersi di cosa sta accadendo al nostro paese, alla sua credibilità internazionale e alla stessa possibilità di presentarsi al giudizio elettorale degli italiani come alternativa coerente allo sfascio gialloverde.

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