Calabresi al sit-in sotto Repubblica: “Si minimizzano certi comportamenti per qualche voto in più”

Focus

Un presidio davanti alla sede di Repubblica e l’Espresso per dire no a qualsiasi forma di fascismo e di razzismo”

Oggi è la giornata del presidio davanti alla sede di Repubblica e l’Espresso “per dire no a qualsiasi forma di fascismo e di razzismo” in seguito al blitz di alcuni militanti di Forza Nuova, avvenuto la scorsa settimana.

“#nobavaglio. Stampa libera, stop fascismo, solidarietà a la Repubblica e l’Espresso”, si legge su uno striscione fissato all’ingresso della sede del quotidiano, a Roma in via Cristoforo Colombo. Hanno aderito alla manifestazione numerose associazioni, la Federazione nazionale della stampa italiana, l’ordine dei giornalisti, l’Usigrai, la Rete No bavaglio, Emergency, la Fiom, Cgil Lazio, Uil Lazio, Anpi Roma, e altre realtà come Casetta Rossa, oltre alle Rsu del gruppo Repubblica Espresso e i Cdr di numerose testate. Il presidio è stato organizzato da Articolo 21 e Nobavaglio.

Intervenuti al presidio i direttori dell’Espresso Marco Damilano e de La Repubblica Mario Calabresi.

Damilano ha definito preoccupanti gli attacchi, specialmente con una campagna elettorale alle porte perché “il giornalismo è infrastruttura democrazia e perché Costituzione si fonda su libertà stampa e antifascismo”.

Gli fa eco il direttore di Repubblica Mario Calabresi che punta il dito contro quelle forze politiche e quelle testate giornalistiche che per qualche voto in più o per vendere qualche copia o fare qualche click minimizzano gli atteggiamenti di questi soggetti: “Non preoccupa l’attaccante a un giornale o a un gruppo. Ma il clima che permette tutto questo. In Italia si minimizzano atteggiamenti e aggressioni, e la responsabilità è di chiunque le minimizza o le approvi per ottenere qualche voto in più o perché fa comodo” e alla fine promette: “Continueremo le nostre inchieste sull’estrema destra e la battaglia per lo Ius Soli. Nel Paese c’è uno scivolamento in cui si giustificano comportamenti che prima non potevano essere accettati”

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