Fassino tesse la tela, quanto reggerà l’arroccamento di Mdp?

Focus

Prodi e Pisapia appoggiano il tentativo del Pd.

L’ “esplorazione” di Piero Fassino a che punto è? Obiettivamente, ha smosso le acque a sinistra, ha tolto il Pd da un complesso di superiorità e autosufficienza, ha ripristinato canali con mondi significativi, ha mostrato di far tesoro degli appelli di Romano Prodi e Walter Veltroni, il padre dell’Ulivo e quello del Pd.

Prodi ne ha parlato con Matteo Renzi. Un segnale importante: “Non vi sarà – si legge in una nota dell’ufficio stampa del Prof –  nessuna lista intestata a Romano Prodi o all’Ulivo. La preoccupazione del Presidente Prodi è allargare e tenere insieme un campo largo di centro sinistra. Questa è stata la prospettiva e il senso degli incontri che in questi giorni si sono svolti tra il Presidente e Piero Fassino, Giuliano Pisapia e con altri interlocutori del centro sinistra”.

Non è tutto, ma non è davvero poco.

Più che fare facili ironie sulla consistenza elettorale di radicali, Verdi, socialisti, Democrazia solidale, Campo progressista, bisognerebbe soffermarsi un attimo sul senso delle disponibilità che Fassino sta annotando sul suo taccuino: un senso unitario dettato da un lato dal riconoscimento dei risultati che i governi a guida Pd hanno raggiunto in questi anni; e dell’altro dal comune allarme su possibile derive populiste e di destra che incombono sul Paese.

Non era scontato che il partito di Renzi fosse in grado di riapre il gioco, dopo anni in cui ci si era dimenticati che la sinistra fosse un arcipelago vario e non un monolite. Con sensibilità trascurate – l’ambientalismo, la cultura dei diritti, un certo europeismo “radicale” per non parlare del cattolicesimo progressista – che oggi si stanno ritrovando insieme con il Pd.

Tutto questo per dire che il centrosinistra è già oggi più largo di quanto fosse due settimane fa. Da questo non si tornerà indietro.

Poi c’è l’altra faccia della luna. Quello che c’è alla sinistra del Pd. Anche lì le cose sono in movimento, e non è pensabile che dopo l’appoggio di Prodi e Pisapia all’operazione del Pd, non ci sia nessuno in quell’area che si ponga il problema di come evitare di finire in un angolo della politica italiana.

Giacché questo è il problema. Un problema ben presente a Mdp più che a Sinistra Italiana, che da quando è nata ha fatto mostra di preferire uno splendido isolamento alla fatica del governare. Ma questo arroccamento di Bersani, alla luce della disponibilità di Pisapia e – ripetiamolo – del consenso di Prodi allo sforzo di Fassino, verrebbe capita dai suoi stessi elettori?  Come spiegherà un nyet di fronte ai mille segni di disponibilità mostrati dal Pd in tema di jobs act,  di pensioni, di legislazione sui diritti? Ma portare il Pd a riaprire, indirettamente, fascicoli considerati intoccabili non è forse una vittoria del Mdp?

Si dice: non bastano queste aperture. Vedranno i “negoziatori”. Ma in tutte le uscite dei dirigenti di Mdp, nei loro post e tweet, si avverte il fastidio anche solo per la semplice ipotesi di fare fronte comune alle elezioni, fino a quella strana teoria bersaniana dell’ “uniti si perde” che tanto assomiglia ad antiche preclusioni verso i riformisti. 

Si sentono dire cose aberranti, tipo “va bene perderemo le elezioni ma la sinistra si rafforzerà perché Renzi sarà stato mandato a casa”. Ma quando mai la sinistra italiana ha ragionato così, anteponendo una questione di leadership a quella del governo del Paese?

Eppure la strada è ancora lunga. E non scommetteremmo, a conti fatti, che finirà con la vittoria dell’arroccamento e del settarismo. Chi potrebbe guadagnarci, a parte le due destre, M5s e Salvini?

Attemzione, l’allarme per una vittoria delle destre cresce. E cresce soprattutto fra gli elettori di sinistra. Conseguentemente, cresce una spinta ad unire le forze. Bisognerebbe mettere “l’orecchio a terra” su questo. Tutti.

 

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