“Il contratto di Fazio non c’entra nulla. Per la destra è una questione politica”. Parla Balassone

Focus
Fabio-Fazio

“Nel caso di Fabio Fazio, è il “politicamente corretto” che ha attirato l’ira della destra, del mondo attorno a Salvini, di personaggi come Vittorio Feltri”

L’ultima di “Che fuori tempo che fa” , la trasmissione di Fabio Fazio, è stasera: le ultime tre puntate, infatti, sono state cancellate dalla Rai. Motivazione ufficiale: variazione del palinsesto in prossimità delle elezioni.
Il punto debole di questa giustificazione – spiega Stefano Balassone, docente di di Economia dei media e già consigliere di amministrazione Rai – è che arriva all’ultimo minuto, all’improvviso, e dimostra due cose: o che nella Rai c’è confusione o che c’è stata tanta e tale pressione da far decidere a due settimane dal voto il cambio di palinsesto, mentre so per esperienza che, quando ci sono campagne elettorali, ci si organizza trimestri prima, prevedendo cosa cambiare”.

E allora cosa è avvenuto, se perfino l’amministratore delegato Fabrizio Salini sembra non essere stato preventivamente informato, tanto che ha scritto alla direttrice di Rai 1 Teresa De Santis e al direttore del Coordinamento editoriale palinsesti, Marcello Ciannamea, per chiedere chiarimenti sulla vicenda Fazio?
Come sempre avviene per la televisione, non c’è quasi mai una sola, univoca spiegazione – osserva Balassone – ci sono vari fattori che si incrociano. Nel caso di Fabio Fazio, è il “politicamente corretto” che ha attratto l’ira di chi è contro questo ‘politicamente corretto‘, in particolare la destra, il mondo attorno a Salvini, a personaggi come Vittorio Feltri.

“Bisognerebbe interrogarsi – prosegue Balassone – su quali eventi ci siano dietro. Ad esempio è interessante chiedersi quanto e a chi può interessare rimettere in gioco il budget destinato a Fazio, lo spazio occupato dalla sua trasmissione, perché potrebbe esserci qualcuno che ragiona con la logica del ‘togliti tu che mi ci metto io‘, e questo qualcuno potrebbe essere trovato fra chi produce televisione o nel mondo delle star…”.
A proposito di budget, potrebbe aver pesato il refrain di Salvini sul compenso di Fazio?
Non si può prendere sul serio la storia del compenso alto, perché, data la complessità di un contratto del genere, dove Fazio è chiamato innanzitutto a confezionare e portare un prodotto, dovrebbe essere chiamato ad esprimersi un collegio di periti”.
Al di là degli aspetti polemici, come giudica il format creato da Fazio?
Fazio rappresenta una divulgazione non paternalistica. Lui veicola esempio alti, personaggi di qualità, siano essi scrittori o artisti o scienziati, sportivi o intellettuali di ogni genere. Ma quando arrivano a ‘Che tempo che fa’, Fazio ha la capacità di far perdere quel carattere aristocratico ed elitario, e trasforma l’esperienza dei suoi ospiti in linguaggio popolare, che arriva ed è compreso da tutti. Questo Fazio e la sua redazione sono bravi a fare. La domanda da porre alla Rai, allora, è questa: chi farà questo specifico mestiere al posto di Fazio? Non tanto il conduttore di una trasmissione, quanto invece l’assumere il ruolo di connettore fra cultura e senso comune?”.

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