Cairo? Come Berlusconi ai tempi di Fininvest

Focus

Tante buone idee, ma poca volontà di tenersi le proprie punte di diamante. Il cavallo di viale Mazzini rischia davvero di restare da solo

L’ultimo grande “acchiappo” è stato quello di Zoro e tutta la squadra di Gazebo (che ha seguito Andrea Salerno, autore della trasmissione di Diego Bianchi e ora direttore di rete a La7). Si dice che ora toccherà a Fabio Fazio.

Proprio Fazio che in Rai c’è nato: lui sì che può chiamarla Mamma Rai, dopo 33 anni in azienda. E a lui arriva il consiglio di un altro grande volto della tv pubblica: Pippo Baudo. Il presentatore di Domenica In non sa ancora se continuerà (“Non ho saputo niente. Ho letto anche io che è probabile che Cristina Parodi faccia la domenica”, ha detto a Un giorno da pecora) ma a Fazio consiglia “di aspettare e di non esser precipitoso: secondo me questa situazione del tetto dei 240 mila si aggiusterà. Io credo che ci ripenseranno, e a Fabio consiglio di aspettare“.

Già, la tv di Urbano Cairo dopo un periodo di stanca ora sembra essere lanciato verso una nuova tv, fatta di volti ormai arcinoti, punte di diamante che in Rai portavano gli ascolti alle stelle e di conseguenza incassi pubblicitari ottimi.

E la tv pubblica – a meno di novità e colpi di scena con nuovi nomi tirati fuori dal cilindro – si impoverisce sempre di più, mentre Cairo perde solo Maurizio Crozza. Invece “l’unico punto fermo alla Rai è il cavallo”, ha detto Fazio. E c’è il rischio che alla Rai rimanga solo lui (il cavallo appunto).

Quella Rai che negli anni ha portato grandi programmi e ottimi conduttori per poi vederseli soffiare prima da Fininvest (e poi Mediaset) e ora da La7.

Quello che fece Berlusconi con Corrado, Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Michele Santoro, Pippo Baudo, lo sta facendo – con buoni risultati dal punto di vista degli ascolti – Urbano Cairo. L’allievo segue le orme del maestro.

In molti casi, tra l’altro, persino senza dover fare la fatica di proporre programmi nuovi, ma semplicemente “rubando” a Mamma Rai conduttore e programma. Unica accortezza (data da motivi legali) quella di cambiare nome alla trasmissione. E oplà il palinsesto è fatto.

Se alla Rai fossero stati più lungimiranti, molti programmi (non Che tempo che fa, che è Endemol) sarebbero dovuti diventare format ed essere rivenduti a peso d’oro, invece di pagare per avere format altrui e poi vedersi togliere personaggi e programmi che si spostano verso il miglior offerente. Portobello è l’esempio massimo.

La Rai negli anni ha saputo tirare fuori buone idee e volti interessanti che hanno lasciato il segno in tv. Peccato che poi non ha mai avuto la forza o, peggio, la volontà di tenerseli stretti.


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