Fiat-Chrysler , salta il matrimonio con Renault. Diffidenza e pressioni politiche

Focus
FCA Renault salta matrimonio

FCA-Fiat Chrysler Automobiles che, stanotte, ha ritirato la proposta di fusione con Renault perché in Francia “mancano le condizioni politiche”.

Questo matrimonio non s’ha da fare: a minacciarlo non sono stati i bravi di Manzoni, ma FCA-Fiat Chrysler Automobiles che, stanotte, ha ritirato la proposta di fusione con Renault perché in Franciamancano le condizioni politiche“.

Quello che sarebbe stato il matrimonio del secolo nel mondo auto, è saltato a causa dell’incertezza -che in questi casi diventa automaticamente contrarietà – del presidente francese Emmanuel Macron e di quelli di Nissan, il socio giapponese di Renault.

Il fallimento della trattativa ha subito avuto effetti negativi a Wall Street, dove il titolo FCA è crollato, perdendo il 3,34 percento.

Nel comunicato ufficiale diffuso nella notte – dopo la riunione a Londra del consiglio d’amministrazione presieduto da John Elkann – la casa del Lingotto “continua a essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui e’ stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti”.

È tuttavia divenuto chiaro – prosegue la nota – che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo“. Quindi, FCA ha annunciato, “con effetto immediato”, il ritiro dell’offerta d’integrazione da 33 miliardi di euro.

Poco prima, dal gruppo Renault, al termine della riunione del board andata avanti per oltre sei ore, era stato fatto sapere di non essere in grado “di prendere una decisione a causa della richiesta manifestata da rappresentanti dello stato francese di posticipare il voto ad un altro consiglio”. Secondo indiscrezioni, nel cda di Renault a votare contro la proposta di fusione sarebbero stati solo il governo francese e un rappresentante sindacale, mentre il consigliere di Nissan si sarebbe astenuto.

Nella trattativa, quindi, ha pesato l’ingerenza della politica, dovuta alla presenza diretta nel capitale della casa di Boulogne-Billancourt del governo francese, che detiene il 15 percento.

Anche la sfiducia dei giapponesi ha fatto la sua parte. Nissan ha forse temuto un ruolo troppo invasivo di FCA in Asia (Nissan, tra l’altro, detiene il 38 percento di Mitsubishi) che avrebbe dato un altro colpo forte all’autostima nipponica, la cui fiducia nei manager stranieri, peraltro, è ai minimi dopo l’arresto di Carlos Ghosn, proprio l’uomo che ha dato vita all’asse Renault-Nissan.

Paradossalmente, notano gli osservatori, i conti quasi perfetti di FCA dopo la cessione di Magneti Marelli e l’azzeramento del debito industriale, hanno forse messo John Elkann in posizione di forza eccessiva a livello di capitale, pur avendo nel confronto con l’intera alleanza Renault-Nissan una dimensione inferiore, e questo non è piaciuto a Parigi e Tokyo.

Lo stesso ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, in un’intervista radiofonica, aveva messo in guardia contro la “fretta”, assicurando che il matrimonio non sarà fatto “a ogni condizione. Prendiamo il tempo, per fare le cose nel modo giusto, è un’operazione enorme, che mira a creare un campione globale dell’automobile: non c’è fretta”.

Per FCA è il secondo tentativo di alleanza globale che non va a buon fine, dopo quello tentato da Sergio Marchionne con General Motors.

Per Piero Fassino, parlamentare Pd e presidente dell’associazione parlamentare di amicizia Italia-Francia “La fusione Fiat-Renault-Nissan, per creare il più grande produttore automobilistico mondiale, è un progetto industriale giusto, da cui tutti i contraenti trarrebbero benefici”.

“Spiace – aggiunge Fassino – che il progetto si sia arenato, e sarebbe di interesse comune che tutti gli attori privati e pubblici riconsiderassero le loro decisioni manifestando disponibilità a riprendere il percorso interrotto“.

Chi ha seguito la trattativa per il governo italiano è stato il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, senza tuttavia che ci fosse una rilevanza effettiva del suo ruolo.

A questo proposito, il senatore Pd Antonio Misiani scrive: “Lo stop al progetto di fusione FCA-Renault è un fatto negativo, che blocca la nascita di una realtà in grado di competere ad armi pari con i giganti mondiali dell’auto. Il confronto sembra essere stato condizionato dalle posizioni rigide del governo francese ma ha pesato anche la totale latitanza di quello italiano, che non ha convocato nemmeno una riunione per discutere il progetto di fusione”.

Prosegue Misiani, facendo cenno ad altre situazioni di crisi: “Nel frattempo, ieri Arcelor Mittal ha annunciato la cassa integrazione per 1.400 dipendenti dell’ex ILVA. Nelle settimane scorse la cronaca si e’ occupata delle crisi aziendali di Mercatone Uno, Whirlpool, Unilever. Il governo, paralizzato dai propri litigi interni, pensa a tutt’altro. Non ha una politica industriale e non se ne preoccupa. E’ un fatto molto grave. Perché in gioco c’è il destino del cuore produttivo dell’economia italiana e di milioni di lavoratori con le loro famiglie”.

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