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Federalismo differenziato, Fanelli e Ricci: “Un contributo importante al nuovo segretario e ai nuovi organi”

Un dibattito costruttivo e propositivo sul regionalismo differenziato, che ha abbracciato sia gli aspetti tecnici che politici, quello che si è svolto giovedì scorso, 7 marzo, nella sede nazionale del Partito Democratico.

Un’iniziativa del Consigliere regionale del Molise Micaela Fanelli che, a livello nazionale, ha fortemente voluto, insieme al Sindaco di Pesaro Matteo Ricci, un primo momento di confronto tra le diverse voci e posizioni nel partito, non solo come rivendicazione delle ragioni del Mezzogiorno, ma per elaborare una direzione comune da offrire alla nuova dirigenza.

Parlamentari nazionali ed europei, amministratori territoriali, rappresentanti del partenariato, esperti e militanti si sono riuniti al Nazareno per discutere degli effetti di quella che il professore dell’Università di Bari Gianfranco Viesti ha definito la “secessione dei ricchi”, ma anche del ruolo e dei compiti affidati alla nuova dirigenza del Pd, che tra le priorità della nuova agenda politica dovrà individuare una posizione comune del partito.

Una sintesi possibile e necessaria, ha auspicato in apertura dei lavori il Sindaco di Pesaro Matteo Ricci, che superi l’errore di impostare l’autonomia differenziata sulle esigenze di alcune Regioni, attraverso un progetto di riorganizzazione complessiva dell’architettura istituzionale del Paese, fondata sul rispetto dei principi a tutela dell’unità e dell’uguaglianza garantiti dalla Costituzione.

Perché, come ha ricordato il Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, la necessità è quella di rimettere al centro la questione meridionale, scongiurando il tentativo di acuire e non di ridurre il gap tra territori diversi.
Una maggiore autonomia è nella Costituzione, ha spiegato il professor Viesti. Le Regioni possono chiederla, ma è compito del Parlamento – e non del Governo – stabilire la cornice legislativa e le modalità di concessione, senza mettere a rischio il sistema paese ed il principio di uguaglianza su materie quali la sanità, la scuola, l’ambiente, la sicurezza che non possono essere regionalizzate senza disgregare lo Stato Centrale.

Proprio per questo, ha argomentato il Senatore lombardo Eugenio Comincini, il Pd ha il dovere di elaborare una sua proposta di riorganizzazione complessiva ed unitaria del Paese, che tenga insieme le ragioni e le esigenze di tutte le Regioni. Partendo dalla definizione, mai attuata, dei livelli essenziali delle prestazioni e dei costi standard, ha specificato il senatore Emiliano Daniele Manca, che fissino i confini entro i quali realizzare l’autonomia differenziata. Proposito ripreso dal vice Direttore della Svimez Giuseppe Provenzano, che ha posto l’accento sulla necessità di non esautorare il Parlamento, elaborando una legge di attuazione che stabilisca, a monte di qualsiasi accordo tra Governo e Regioni, i principi a salvaguardia dei pilastri sociali della cittadinanza. Ad iniziare dalla determinazione dei Lep sulla base dei costi standard – e non storici – che tengano conto della soddisfazione dei bisogni territoriali. Dunque, è indispensabile un disegno strategico di sviluppo all’interno del quale realizzare un’autonomia giusta e non secessionista, solidale e costruita dal basso, il pensiero dell’assessore dell’Emilia Romagna Emma Petitti nello spiegare le differenze delle richieste avanzate dalla sua Regione rispetto a quelle avanzate dal Veneto e dalla Lombardia.

Prima la legge nazionale, poi le intese con le singole Regioni, ha affermato l’onorevole Gennaro Migliore. E compito del Pd e della nuova dirigenza sarà anche quello di ampliare il confronto nazionale sul tema e di intestarsi questa battaglia per la tenuta dello stato democratico, spostando il baricentro delle decisioni dal Governo al Parlamento. Perché anche se il regionalismo differenziato è contemplato dall’articolo 116 della Costituzione – ha messo in guardia il consigliere regionale della Calabria Mimmo Bevacqua – lo stesso sta in piedi solo se contestualizzato organicamente con il resto del nostro ordinamento costituzionale e normativo. E se il Pd rimane una forza autenticamente progressista, non può prescindere dall’agganciare la propria azione al caposaldo della coesione sostanziale.

E allora, compito primario dello Stato è quello di garantire l’uguaglianza su tutto il territorio nazionale, non perdendo mai di vista la visione complessiva del sistema paese, ha rimarcato Franco Iacop Consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, superando così anche i problemi legati alla mancata attuazione della riforma del titolo V della Costituzione. Reale è anche il rischio di vanificare le politiche di coesione e di minare la tenuta dell’Unione Europea, se alcuni stati membri porranno in essere azioni che tendono a dividere i territori e non a ridurre le distanze, il monito dell’europarlamentare Andrea Cozzolino, che sulle intenzioni del Governo italiano sta predisponendo una interrogazione alla Corte di Giustizia Europea.

Perché come regioni del Sud dobbiamo raccogliere la sfida dell’efficienza amministrativa e smascherare il bluff di Veneto e Lombardia il cui unico e ultimo fine è quello di mantenere sui propri territori l’intero gettito fiscale, ha detto con franchezza il Vice Presidente della Campania Fulvio Bonavitacola.
Sventando così il grave attacco all’unità della Repubblica e il disegno eversivo della Lega Nord che avrebbe l’impatto di una riforma costituzionale di iniziativa governativa e non parlamentare, ha affermato Enzo Bianco, Presidente del Consiglio nazionale Anci e Vice Presidente del Comitato delle Regioni a Bruxelles.
Immediatamente, dunque, la nuova Segreteria nazionale del Pd dovrà stabilire la linea del partito, elaborando la nostra proposta che dovrà essere discussa in Parlamento e non decisa dall’Esecutivo, l’appello del neo segretario Pd del Molise Vittorino Facciolla, ripreso e sostenuto dall’onorevole siciliano Pietro Navarra, che nell’intervento finale dell’incontro al Nazareno è tornato a sottolineare la necessità e l’urgenza di alimentare un grande dibattito nazionale che porti ad una legge quadro di iniziativa parlamentare, antecedente e vincolante sul valore imprescindibile dell’unità prima di qualsiasi accordo tra Governo e Regioni.

“Condivideremo con il neo Segretario Zingaretti le riflessioni di questo primo incontro nazionale sul tema del regionalismo differenziato – ha concluso Micaela Fanelli – e nell’immediato la nostra azione continuerà a tutela di tutti i Comuni italiani, attraverso un ricorso che stiamo predisponendo al Tar e alla Corte Costituzionale per la mancata copertura dei Lep attraverso il fondo di solidarietà nazionale. Chiederemo inoltre a tutta la nuova dirigenza nazionale di discutere di regionalismo in modo ampio, sincero e partecipato su tutto il territorio italiano, per elaborare una posizione di sintesi del partito che tenga conto, innanzitutto, della necessità di definire i livelli essenziali delle prestazioni da garantire in ogni territorio, quindi dell’urgenza di proporre una legge parlamentare che preceda ogni singolo ed eventuale accordo del Governo con le singole Regioni che chiedono più autonomia”.

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