Federica Angeli al processo Spada: “Intimarono ‘tutti dentro!’, ma io rimasi lì”

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La giornalista di Repubblica testimonia in Aula: “Hanno provato a privarmi della libertà ma oggi posso dirvi che mi sento libera. Non ho paura”

“Hanno provato in tutti i modi a privarmi della mia libertà e sono riusciti a privarmi di quella fisica perché ho la scorta, ma sicuramente io alle loro regole non ci sto e oggi posso dirvi che mi sento libera, è una bellissima sensazione. Non ho paura”.
Lo ha detto la giornalista Federica Angeli, la cronista di Repubblica sotto scorta per le minacce ricevute dai clan di Ostia, sentita oggi come testimone nel processo a carico di esponenti del clan Spada.

Sono 1736 i giorni vissuti sotto scorta, ha ricordato la giornalista. “In questi anni – ha raccontato – ho ricevuto minacce dirette e indirette, insulti sui social, avvertimenti. Anche mio figlio quando aveva 8 anni venne preso di mira da Carmine Spada, che gli fece il segno della croce. Ricordo quando vennero sotto casa mia a brindare due imputati di questo processo che erano stati scarcerati. Vivo blindata, non posso neppure affacciarmi sul balcone di casa, da cui vidi le fasi del conflitto a fuoco”.

La giornalista ha ricostruito in Aula l’episodio avvenuto il 17 luglio del 2013, quando assistette a un tentato duplice omicidio, dal quale è partita la sua difficile vicenda.
“Carmine Spada intimò alle persone che si erano affacciate alla finestra di rientrare dentro – ha ricordato davanti ai giudici – Disse: ‘Che cazzo state guardando, lo spettacolo è finito. Tutti dentro!’. In quel momento ho sentito le tapparelle abbassarsi. Io sono rimasta lì, anche se mio marito mi diceva di rientrare. Non eseguo gli ordini di uno Spada”.

E ancora: “Poche ore dopo aver denunciato quello a cui avevo assistito, fui chiamata dal prefetto di Roma, che mi disse che mi sarebbe stata assegnata una scorta perché in 40 anni non era mai successo che qualcuno a Ostia denunciasse gli Spada. E io un mese e mezzo prima avevo denunciato Armando Spada durante la mia inchiesta giornalistica sugli stabilimenti”.

Dopo le parole in aula sono state tante le manifestazioni di solidarietà arrivate alla giornalista, con tra gli altri il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Daniele Leodori, che ha detto: “Siamo dalla parte di chi non chiude le serrande e non si volta dall’altra parte. Siamo tutti Federica”.

All’udienza erano presenti i segno di solidarietà il direttore di Repubblica Mario Calabresi, la sindaca di Roma Virginia Raggi e rappresentanti degli organismi di stampa, che attraverso una nota dell’Fnsi sono tornati a proporre una “scorta mediatica” per Federica e a tutti i colleghi minacciati per via del loro lavoro.

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