Federico Orlando, cinque anni dopo

Focus

Grandissimo giornalista liberale, illuminista e infine di sinistra, la sua storia condirezione di Europa, piccolo ma combattivo giornale dell’area Pd

L’8 agosto 2014 se ne andava Federico Orlando, grande giornalista, strettissimo collaboratore di Indro Montanelli prima al Giornale non ancora berlusconiano poi alla Voce e poi ancora condirettore di Europa negli anni politicamente tumultuosi che vanno dalla gestazione del Partito democratico – il sogno di quel piccolo ma combattivo quotidiano – e gli inizi della segreteria Renzi.

Orlando era davvero un giornalista di battaglia. Battaglia ideale, soprattutto, che non può che divenire politica nel momento in cui il pensiero si fa Storia. Un liberale, nei valori. Un illuminista, nel senso della fiducia nel progredire umano. Un uomo di sinistra, alfine, perché quei valori e quella fiducia si insediano concretamente nell’evoluzione della sinistra italiana. Fu anche attivo deputato nella legislatura di quell’Ulivo in cui tanto credette, impegnandosi a fondo sui temi a lui cari, la cultura e l’informazione e fra i leader del movimento dei Girotondi, con l’obiettivo di rianimare la battaglia contro il berlusconismo imperante.

Era davvero un montanelliano, l’ultimo forse. Muovendo da Croce e Einaudi, anticomunista quando il comunismo era quello ancora intriso di filosovietismo, antifascista e liberale nel senso della difesa dei diritti e della lotta ai monopoli, fieramente anticlericale, Federico Orlando approdò alla sinistra riformista di governo: di qui l’ammirazione per Prodi, Ciampi, Napolitano, Veltroni, Parisi, Castagnetti. Successivamente,  il suo rapporto con il Pd fu sempre dialettico, critico, mai sdraiato. Non poteva essere diversamente, per uno spirito libero come il suo.

Com’era, al lavoro, Federico? Noi eravamo stupefatti della modestia di quel giornalista di lunghissima esperienza che si entusiasmava per il pezzo che doveva scrivere, che arrivava in redazione prima di tutti, che per nulla al mondo avrebbe saltato una riunione, che non faceva mai mancare la sua opinione e il suo consiglio: oro colato per tutti i colleghi. Un maestro persino amorevole nel rapporto con i giovani della redazione.

Ed erano riunioni belle, a Europa. Talvolta parevano assemblee politiche, anche combattute. Una redazione di prim’ordine, guidata prima da Nino Rizzo Nervo e poi da Stefano Menichini (nella foto, con Orlando e il Presidente Napolitano) che dopo la morte di Federico scrisse un articolo che commosse tutti.

Cinque anni dopo, Federico avrebbe visto questo imbruttirsi dell’Italia che appare certe volte senza rimedio. Ma avrebbe certamente saputo, dall’alto della sua enorme cultura, come indicare qualche strada per venirne fuori. Con l’ottimismo della volontà ma anche della ragione, che per lui era l’arma invincibile dell’umanità nel gorgo della Storia.

#############

QUATTRO ARTICOLI DI FEDERICO ORLANDO   

Su Silvio Berlusconi  (12 dicembre 2008)

Su Francesco Cossiga  (18 agosto 2010)

Su Nanni Moretti   (10 luglio 2008)

Su Giorgio Napolitano (2 gennaio 2009)

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli