Genova/ “Quelle voci dalle macerie. Stare tra la gente un dovere”. Parla Federico Romeo

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L’intervista a Democratica del presidente del Municipio di Valpolcevera: “Torniamo ad ascoltare e a sporcarci le mani. Meno testa, più cuore”

Federico Romeo è il presidente del Municipio genovese di Valpolcevera, quello del ponte Morandi. Ha 26 anni, il più giovane presidente di Municipio mai eletto a Genova, e mentre ancora in tanti provano a spiegare le contestazioni ai rappresentanti dem ai funerali delle vittime, ci racconta con la voce rotta dall’emozione una storia tutta diversa, fatta di giornate passate per strada, di empatia e vicinanza.

Federico, raccontaci quei momenti.
Io sono stato praticamene il primo ad arrivare, perchè dopo un minuto dal crollo un’amica della mia segretaria le ha mandato su whatsapp la foto del ponte appena crollato, chiedendole di avvisarmi. Ho subito attivato l’unità di crisi municipale, avvisando della tragedia la polizia municipale, che ne era ancora all’oscuro. Sul momento ho anche indossato la pettorina per dare una mano per bloccare e deviare il traffico, che nel frattempo continuava ad arrivare. Quando ho visto la scena mi si è gelato il sangue. Abbiamo sentito le grida delle persone dalle macerie, e tu stai lì impotente. È una scena che porterò con me per sempre.

È vero che ti sei subito attivato anche per gli sfollati?
Subito ho chiamato un po’ di supermercati per far arrivare dei panini ai soccorritori. Poi sono andato dal lato degli sfollati, e lì la situazione era tragica, senza nulla per accoglierli. Allora ho chiamato a raccolta tutte le associazioni e i comitati di quartiere e a mezzanotte ho tirato giù la gente dal letto per portare lì le sedie e montare i gazebo.

Concretamente cosa avete fatto, e suppongo facciate ancora?
Come Municipio e con le associazioni e i comitati abbiamo costruito un’area di sostegno e di servizi per gli sfollati. Abbiamo messo su una rete di psicologi, facciamo da cuscinetto tra i vigili del fuoco e le persone, sia per dare le comunicazioni che per sostenerli nell’andare nelle abitazioni a recuperare le loro cose, e distribuiamo il cibo a pranzo e a cena. Ormai il ponte di ferro di via Fillok ci ha adottati, tutte le sere ci ritroviamo lì per mangiare insieme.

Mangi anche tu con gli sfollati?
Sempre. Da quando è caduto il ponte ho chiuso l’ufficio e sono lì dalla mattina alla sera, vicino alla gente. Devo dire poi che una grande parte l’ha fatta l’amministrazione comunale, con la gestione dell’emergenza e la messa a disposizione degli alloggi. Con loro ho sempre lavorato bene. Ma dal lato Valpolcevera abbiamo gestito tutta la parte operativa.

A proposito delle polemiche sulla gronda, perché ancora non si è fatta?
È una storia che arriva da lontano. Certo è che noi come centrosinistra non abbiamo mai tentennato, e se a fine anno partiranno i lavori sarà grazie ai nostri governi. Chi si è sempre dimostrato contrario sono stati i grillini, è lo stesso ministro Toninelli a non volerla.

La tua è una storia di un’esperienza di centrosinistra molto diversa dalle cose che si sono sentite in questi giorni.
È un modo diverso di amministrare, sei in mezzo alla gente, ci metti la faccia, gioisci e soffri con loro. Ad esempio ricorderò sempre l’immagine di una bambina in braccio alla madre che le chiede: “mamma ma stiamo per morire?”. Noi siamo stati in mezzo a loro, e abbiamo fatto il possibile. È difficile da raccontare, perché chi amministra e fa politica deve avere la responsabilità di fare il più possibile e di farlo bene. Io ad esempio mi sono preso le mie responsabilità, ma non lo fai per il riconoscimento, lo fai perché sei chiamato a farlo, per essere da esempio a una comunità. Con gli scout, i circoli Arci, le associazioni sul territorio, abbiamo costruito una grande rete di comunità e con orgoglio abbiamo dimostrato di saper stare insieme soprattutto nei momenti più difficili.

Dove ha sbagliato, se ha sbagliato, il Pd?
Io sono del Pd, e dico che quando ci sei, quando sei a fianco delle persone e lavori con loro, il riconoscimento arriva. È questo che deve essere un partito di centrosinistra, dobbiamo stare meno nei salotti e più per strada. Dobbiamo saper parlare con la gente, cercare di capire e trovare le soluzioni al malessere che gli italiani stanno dimostrando. È qui che dobbiamo invertire la rotta, tornando ad ascoltare e a sporcarci le mani.

Eppure esperienze e risultati positivi ce ne sono stati. Cosa non ha funzionato?
Di cose positive ne abbiamo fatte tante, ma c’è un tema su cui interrogarci, e cioè come mai abbiamo perso così tanta fiducia, facendo anche mea culpa con grande umiltà. A mio parere uno degli elementi che abbiamo pagato è che siamo stati di meno in mezzo alla gente. Certo poi c’è anche un tema di comunicazione, ma non possiamo dire che sia stato solo quello. Quello che è mancato è anche un rilancio di proposte politiche nuove, partendo dai nostri valori più importanti e sui quali non dobbiamo cedere. Bisogna tornare a parlare non solo alla mente, ma anche al cuore. Dobbiamo riprendere il filo, possiamo farlo, ci vuole solo buona volontà.

Come vedi il futuro di Genova?
A Genova il Pd deve rilanciare un nuovo progetto per la città e questo è il momento di farlo insieme alle tante forze che abbiamo, ampliando questo progetto a tutto il Nord Ovest, perché non va dimenticato che i nostri assi di collegamento sono principalmente con il Piemonte e la Lombardia.

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