Fiano: “Il Dl Salvini una scelta politica e culturale inaccettabile”

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Intervista al responsabile Sicurezza del Pd: “Nel decreto molta propaganda, molti dubbi di incostituzionalità e nessuna soluzione”

Una miscela di propaganda e di incostituzionalità. Questo il giudizio del Pd, nelle parole del responsabile Sicurezza Emanuele Fiano, del decreto Salvini appena approvato dal Cdm.

Fiano, Salvini parla di “decreto sicurezza e immigrazione”. Sono cose che possono stare insieme?
Sicurezza a immigrazione sono state messe insieme per scelta politica, è l’emblema di una sintesi culturale che non possiamo accettare. Bisogna distinguere la propaganda dalle soluzioni, e in questo decreto c’è molta propaganda, molti rischi di incostituzionalità e poco o nulla delle soluzioni annunciate in campagna elettorale.

In effetti c’è molta “immigrazione” e poca “sicurezza”, è così?
A parte le norme sull’antiterrorismo e il Daspo nei mercati, sulla sicurezza c’è poco. Anzi, il dl così come è strutturato aumenterà la necessità di sicurezza e di forze dell’ordine, mentre contemporaneamente mancano risorse e nuove assunzioni.

Ci spieghi meglio.
Il punto politico fondamentale è che le misure sull’immigrazione in realtà aumentano e non abbattono la domanda di sicurezza. Questo perché eliminare una delle fattispecie per la concessione del permesso di soggiorno (quella sulla protezione umanitaria), ingrosserà di fatto il numero di persone senza trattamento, e dunque gli irregolari o i privi di diritto a rimanere in Italia, e nel frattempo Salvini è sotto la media dei rimpatri effettuati da Minniti. Inoltre vietare gli Sprar ai richiedenti asilo comporterà una loro permanenza nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), e contemporaneamente Salvini annuncia una riduzione delle risorse da 35 a 20 euro a persona. Il combinato disposto è che nei Cas ci saranno più persone e meno soldi, dunque una turbolenza sociale maggiore. Tutto questo comporta la necessità di più controllo, e dunque di più sicurezza, peraltro in assenza di un aumento dei rimpatri, altro che i 55mila promessi in campagna elettorale.

La stretta sull’asilo ha scatenato molti dubbi, anche di costituzionalità. Ci spiega in che termini?
La misura che suscita più dubbi di costituzionalità è quella sulla sospensione della richiesta d’asilo nel caso di una sentenza di primo grado. Ovvio che se si è di fronte a uno stupratore sono tutti d’accordo, ma se c’è una sentenza di primo grado su un furto di mele? È un principio sbagliato per loro e per il nostro ordinamento, perché fa traballare il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Un punto delicato perché se lo tocchi, lo tocchi per tutti.

Adesso la palla passa al Quirinale, che nei giorni scorsi aveva espresso perplessità.
Sono sicuro che il controllo del Presidente della Repubblica sarà attento e scrupoloso.

In definitiva, questo dl risolve o no i problemi di sicurezza, ai primi posti delle preoccupazioni degli italiani?
La mia opinione è che questo decreto vuol far credere agli italiani che se si risolvono problemi dell’immigrazione, si risolvono anche i problemi della sicurezza. Ma il punto vero è che questo provvedimento non risolve nemmeno quelli dell’immigrazione. È una sovrapposizione che non aiuta, e se c’è qualcuno che su questo ha portato soluzioni è stato il governo precedente.

Come si opporrà il Pd?
Faremo una opposizione dura, sapendo differenziare le norme giuste da quelle sbagliate. Ma sulle misure che sono solo propaganda la nostra opposizione sarà durissima.

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