La solitudine dei numeri del governo

Focus

Su reddito di cittadinanza e quota 100 tra qualche mese torneranno i numeri, e di fronte alle cifre vere la propaganda sarà sconfitta

L’audizione del presidente Boeri di ieri alla Camera non potrà essere liquidata semplicemente con un’alzata di spalla, con una divisa o con una slide. I numeri che Boeri, ma anche l’Istat, hanno diffuso, con il supporto dell’analisi scientifica, dicono ciò che molti di noi intuivano da mesi; sia per #Quota100 che per il #Redditodicittadinanza.

Quota 100 risponde ad una esigenza molto sentita, molto manifestata, di andare in pensione prima. Ma cosa succederà esattamente? Sulle 18.000 domande avanzate sinora, buona parte sono arrivate da soggetti non occupati, nei cui casi quindi l’anticipo di quiescenza non produrrà nuovi posti di lavoro sostitutivi, né 1 né 2 né 3. Altrettanto succederà con un terzo di domande che arrivano dalla Pubblica Amministrazione e che, stante il blocco del Turnover non potranno quindi essere sostituiti con nuove assunzioni. Se questo rimane il trend dunque, lo sbilancio che riguarda INPS potrebbe acuirsi invece che diminuire.

Avremo più pensionati ma non nuovi occupati, in virtù di questo nuovo meccanismo, al contrario esatto di quanto promesso. Il costo dell’operazione sarà l’aumento del debito implicito di circa 38 mld in tre anni, e di oltre 90 mld nel caso in cui diventasse strutturale. Dunque il problema non è se questo strumento risponda ad un diritto condivisibile, perché è ovvio che la risposta sia affermativa: il problema è se l’Italia se lo possa permettere, ora, in questo modo. Se si risponde non solo avendo a cuore l’immediato ritorno elettorale, non solo avendo a cuore i voti di chi ne usufruirà oggi, ma il futuro delle prossime generazioni che avranno difficoltà ad avere la pensione domani, la risposta non può che essere negativa.

Stanno indebitando le prossime generazioni in maniera insostenibile. Stanno mettendo a rischio le loro pensioni di domani. Il risultato sarà che per finanziare i 650.000 neo pensionati in tre anni, verranno congelate le indicizzazioni di milioni di altre persone che la pensione già la percepiscono. E’ il disegno complessivo che non tiene, non l’obiettivo che si propone. Lo dicono i numeri. Perché alla fine due più due sempre quattro deve fare.

Sul reddito di cittadinanza la scelta di tenere insieme uno strumento di lotta alla povertà con uno di politica attiva per il lavoro determinerà l’insufficienza di entrambi. Sempre sapendo che una battaglia per il contrasto alla povertà si deve fare. I benefici per le imprese che assumono i percettori di RdC risultano di più difficile accesso e molto meno vantaggiosi (circa un quarto dello sgravio del 2015) di quelli che istituirono con sgravio totale i nostri governi, e che portarono a un milione di assunzioni, e già sulla platea, non solo l’INPS, ma anche l’ISTAT, segnalano numeri molto diversi da quelli del Governo. Si sbagliano due dei più autorevoli enti italiani di misurazione dei fenomeni sociali e del lavoro?

Platea di 2,7 milioni di persone secondo ISTAT e 2,4 secondo INPS, che diventano 4 milioni secondo il governo, sempre con un’adesione stimata dell’85%. Secondo Boeri, il 50% circa dei nuclei familiari che percepiranno il nuovo strumento ha reddito da lavoro uguale a zero, e tra questi ovviamente si celano molti evasori e sommersi totali. Secondo GdF 6 su 10 nei controlli sulla povertà assoluta. Inoltre al sud quasi il 45% dei dipendenti privati ha un reddito inferiore al RdC, il che ovviamente produrrà uno squilibrio evidente e con conseguenze non prevedibili, tra chi lavorando percepisce meno di chi, non lavorando, percepisce di più.

Sempre ricordando che il REI, da noi istituito, è stato percepito, come strumento di contrasto alla povertà, da oltre 1,3 milioni di persone, con uno stanziamento di 2 mld per il 2018 e 2,5 per il 2019, con un contributo medio percepito di circa 300 euro. Senza dimenticare che si sta cancellando l’assegno di ricollocazione che dovrebbe rimanere solo per i percettori di RdC, escludendo dunque coloro che si trovano in cassa integrazione straordinaria. Anzi impedendo a questi ultimi di accedere a uno strumento essenziale per il reinserimento nel mondo del lavoro. Un modo molto singolare di aiutare chi ha perso il lavoro.

Fin qui i numeri, che risultano veramente solitari e quasi ignorati dal Governo. Perché i numeri hanno la fredda determinazione della scienza. Se la politica predilige la propaganda, non può indugiare con numeri veri, se è necessario massimizzare il risultato prima dell’incasso delle Elezioni Europee, allora la reale portata dei provvedimenti, l’effettivo beneficio, il costo per le generazioni future, va nascosto, non può essere comunicato. L’importante è il messaggio, il martellamento che annuncia che la legge Fornero è stata abolita, cosa non vera, ma che omette la penalizzazione che ricaveranno coloro che anticiperanno la pensione, oppure che annuncia che la povertà è stata abolita, ma omette i numeri reali di chi percepirà un aiuto rispetto ai 5 milioni di poveri assoluti. Forse la metà.

Tra qualche mese torneranno i numeri, non tutto si può nascondere, e di fronte alle cifre vere, la propaganda sarà sconfitta. Ho l’impressione che non sarà prima del 25 Maggio. Ma noi sui numeri veri non daremo tregua. Non li lasceremo soli. Contro ogni propaganda.

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