La nuova realpolitik pentastellata che fa paura alla base

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Roberto Fico

Il M5s scopre il compromesso, ma i militanti non gradiscono

Un vecchio tweet di Beppe Grillo, che in queste ore è tornato a occupare le bacheche social, rappresenta bene l’evoluzione subìta dal Movimento 5 stelle in questi pochi mesi. Risale ad un anno fa e contiene una furente invettiva contro Matteo Salvini e Giorgia Meloni ai quali il comico genovese ricordava che il “M5s non fa alleanze con quelli che da decenni sono complici della distruzione del Paese”.

Tweet Grillo

Ad un anno di distanza Grillo dovrà rimangiarsi quel tweet, visto il risultato raggiunto con le presidenze delle Camere. Certo, la base del movimento è entusiasta per l’elezione di Roberto Fico allo scranno più alto di Montecitorio, ma lo è molto meno per quella di Maria Elisabetta Alberti Casellati a Palazzo Madama.

Il “compromesso istituzionale”

Una forzista eletta alla seconda più importante carica dello Stato con i voti dei grillini. I voti di coloro che hanno costruito gran parte della loro fortuna elettorale su una guerra infuocata contro berlusconi e il berlusconismo e che sabato scorso hanno accettato di eleggere una figura così vicina all’ex Cavaliere da essere sufficientemente indigesta a gran parte, se non tutto, il mondo pentastellato.

La Casellati sostenne il ddl sul processo breve, marciò sul tribunale di Milano con altri 150 parlamentari dell’allora Popolo della Libertà contro il processo Ruby, e si vestì di nero (insieme a Annamaria Bernini, Cinzia Bonfrisco e Maria Rizzoti) nel giorno in cui Palazzo Madama votò la decadenza dell’allora Cavaliere. Forse proprio per questa inscalfibile fedeltà al leader azzurro il video dello sfogo di Travaglio contro la stessa Casellati a Ottoemezzo è stato un altro dei documenti d’archivio che i militanti non hanno potuto ignorare.

Ed è proprio il direttore del Fatto quotidiano che ieri si è fatto portavoce degli elettori grillini usando toni non proprio pacati: “Conviene sia a Salvini che a Di Maio chiudere qui questa collaborazione istituzionale. – avverte Travaglio – Se facessero un governo insieme, i 5 stelle sarebbero linciati sulla pubblica piazza”. Il linguaggio, sebbene esagerato, dà bene l’idea del malessere che buona parte dell’elettorato grillino ha iniziato ad avvertire.

Una questione aperta: gli “impresentabili” eletti

Purtroppo, però, i maldipancia per i pentastellati non finiscono qui. Anzi, questo sembra essere solo l’inizio. Altro capitolo difficile da digerire riguarderà gli impresentabili. Emanuele Dessì, il candidato finito nelle polemiche per una serie di suoi discutibili comportamenti e che il Movimento aveva allontanato in piena campagna elettorale, ora siederà nello stesso gruppo di Di Maio in Parlamento.

Basta? No. Il gruppo degli impresentabili che entreranno in Parlamento è piuttosto affollato. Oltre a Dessì risultano eletti altri otto candidati finiti nella bufera: sei alla Camera (Andrea Cecconi, Giulia Sarti e Silvia Benedetti, finiti nello scandalo rimborsi; Catello Vitiello, ex iscritto alla massoneria; Antonio Tasso, condannato nel 2007 per violazione del diritto d’autore, e Salvatore Caiata, indagato per riciclaggio) e due al Senato (Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, entrambi coinvolti nello scandalo rimborsi).

Anche loro riceveranno indulgenza? È il timore più diffuso, visto i precedenti. La risposta, però. non l’avremo a breve. Probabilmente bisognerà aspettare la decisione finale dell’organo disciplinare interno del Movimento che di certo non avrà nessuna fretta a mettere mano alla faccenda.

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