Il complice silenzio di Fico su Casaleggio

Focus
Il neopresidente della Camera Roberto Fico

Il presidente della Camera non ha preso una posizione forte in difesa del Parlamento, così come non ha detto niente sui 300 euro da versare a Rousseau

Dopo che ieri il guru del M5s Davide Casaleggio, intervistato dal quotidiano La Verità , farneticava sul superamento della democrazia rappresentativa, secondo lui “inevitabile”, e profetizzava che il “Parlamento tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario”, in molti dalle opposizioni hanno chiesto spiegazioni a Roberto Fico.

In quanto presidente della Camera dei Deputati, nonché uno degli elementi di spicco del Movimento, è di certo la persona più indicata a dare delucidazioni di fronte a determinate affermazioni. Oggi, indirettamente, arriva la sua risposta. Lo fa su Facebook dopo la Conferenza dei presidenti di commissione: “Oggi per la prima volta ho riunito tutti i presidenti delle commissioni permanenti. L’ho fatto perché credo fortemente nella centralità del Parlamento”. Un’affermazione banale, in cui non si cita mai Davide Casaleggio e per questo ritenuta davvero troppo blanda per essere considerata una difesa della democrazia e dell’istituzione che rappresenta.

D’altronde in questi mesi in cui è sullo scranno più alto di Montecitorio, Fico si è contraddistinto per il silenzio sui casi che coinvolgono il suo partito. Lo stesso silenzio “ascoltato” sui 300 euro che i parlamentari grillini devono versare all’associazione Rousseau, associazione privata che controlla la vita democratica e le attività del Movimento 5 stelle di cui Davide Casaleggio è presidente e tesoriere. Un contributo che porta nelle casse dell’associazione, solo per quanto riguarda i parlamentari, circa 1,2 milioni di euro annui.

Non c’è bisogno di sottolineare come il contributo a Rousseau non può essere equiparato al contributo che i parlamentari versano nelle casse di altri partiti, in questo caso si parla di un’associazione privata che non è vincolata dalle norme di trasparenza al quale sono vincolati i partiti. Dunque il presidente della Camera, che si erge a paladino della trasparenza e del Parlamento, anche stavolta ha deciso per la via del silenzio.

Evidentemente non è preoccupato dalle parole del presidente dell’associazione che controlla la vita democratica del Movimento e che attraverso i suoi server stila le liste, i programmi elettorali (per quel che valgono per Di Maio e compagni) e decide la sorte dei parlamentari che osano contraddire la linea dettata. Così come ritiene normale che i parlamentari debbano versare un obolo ad un’associazione privata. Chissà quando chiederà spiegazioni, anzi, dovremmo dire, se mai le fornirà essendo direttamente coinvolto.

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