Il fuoco amico contro Di Maio

Focus

Qualcuno “ha passato” ai giornalisti le notizie sul padre di Di Maio. Il dissenso pubblico di Fico, il crescere del malessere nei gruppi parlamentari

Qualcuno ha fatto “uscire” le notizie sull’azienda del padre di Luigi Di Maio. C’è una manina che ha acceso la miccia, stuzzicato i giornalisti (a proposito, solidarietà a Filippo Roma minacciato di morte dagli squadristi del web). Non siamo in grado di dire esattamente di chi sia quella manina ma sappiamo bene che il fuoco amico è un classico della lotta politica. Siamo dentro una dinamica classica: a un certo punto il “Capo” viene contestato all’interno del suo partito, anche se nel caso del M5s questo è abbastanza inaudito stante il “leninismo dei poveri” che lo connota. Ma di certo non può essere casuale che l’affaire-Di Maio senior sia esploso proprio nel momento di massima difficoltà della carriera politica di Di Maio junior, dinanzi cioè al costante calo nei sondaggi, alla oggettiva subalternità a Salvini, soprattutto alla crescente evidenza della crisi della proposta sul reddito di cittadinanza.

Di Maio in queste settimane è un leader politico in fase calante: Salvini se lo mangia a colazione e entro il 2019 salderà i conti facendo saltare il governo Conte. In questa situazione è probabile che dentro il M5s si voglia far capire a Di Maio che le sorti del Movimento non coincidano le sue.

Malgrado i tentativi e gli spin per occultare il malessere di diversi parlamentari e di una bella porzione del’elettorato grillino, chiunque frequenti la politica italiana sa bene che la situazione interna è seria.

Beppe Grillo tutto questo lo sa e dunque vede di buon occhio il fatto che ci sia chi copre il M5s a sinistra, laddove sta perdendo credibilità per l’alleanza con le destra leghista e per i sì alle leggi salvianiane sulla sicurezza e sull’immigrazione.

Mentre il prossimo ritorno di Di Battista impensierisce i dimaiani, Roberto Fico è il parafulmine di queste contraddizioni, la “foglia” che copre il Movimento a sinistra. Ormai il suo dissenso anti-Salvini è plateale, si allontana dall’aula quando si sta votando il decreto Salvini confermando pubblicamente che e’ stato un gesto politico. Persino nella conferenza dei capigruppo Fico non esita a denotare il suo no alla posizione di Salvini sul Global compact.

Sarà anche il solito gioco delle parti ma la cosa va sempre più assomigliando a un problema politico: non nel senso che stia nascendo un’alternativa a Di Maio ma per il fatto che la posizione critica del presidente della Camera legittima il dissenso di qualunque parlamentare. Di qui alla fronda il passo non è lungo. E nel pantano qualcuno accende la miccia su pagine poco commendevoli della vita del ministro del Lavoro: è il fuoco amico, bellezza.

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