Fico si scaglia su Fazio e istiga la guerra (popolare) dei cachet Rai

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Il presidente della Vigilanza Rai si stupisce per il rinnovo del contratto di Fazio, ma evita di osservare quanto i suoi programmi facciano guadagnare alla Rai

Un commento non certo in punta di fioretto: Roberto Fico giudica “uno scandalo” il rinnovo del contratto Rai di Fabio Fazio (11 milioni in quattro anni), e arriva a parlare di “comportamento vergognoso” da parte del conduttore di Che Tempo che fa; poi, addirittura, descrive Fazio come un “classico comunista col cuore a sinistra e portafogli a destra”.

Certo, ci si potrà stupire guardando al nuovo compenso del conduttore Rai (un milione di euro in più all’anno rispetto al precedente), ognuno è chiaramente libero di criticare e pensarla come vuole. Ma non ci si stupisca, però, se poi la Rai arrivi a perdere “pezzi pregiati”, punte di diamante in grado di portare ascolti. Quella Rai che negli anni ha portato grandi programmi e ottimi conduttori per poi vederseli soffiare prima da Fininvest (e poi Mediaset) e ora da La7. L’ultima grande “partenza” è stata quella di Zoro e tutta la squadra di Gazebo (che ha seguito Andrea Salerno, autore della trasmissione di Diego Bianchi e ora direttore di rete a La7).

Il presidente della Vigilanza Rai si stupisce per il rinnovo del contratto di Fazio, ma evita di osservare quanto i suoi programmi facciano guadagnare alla Rai: molto più della sua incriminata paga.

Eppure Fico parla di “scandalo”. Magari per abbracciare una battaglia popolare a poche ore dal voto delle amministrative. Cosa avrebbe detto, l’esponente Cinque stelle, se davvero Fazio fosse andato via dalla Rai (come si pensava qualche settimana fa)? Avrebbe forse accusato i vertici della Rai di aver fatto fuggire l’ennesima valida figura, capace di portare milioni di ascolti? Chissà…

Rimane reale, comunque, il tema del tetto agli stipendi: il Parlamento aveva deliberato il limite dei compensi a 240 mila euro (cifra a cui peraltro si è adeguato anche il presidente della Repubblica), e in questo caso non è avvenuto. Una vicenda che già a fine marzo aveva provocato un botta e risposta tra Fazio e il deputato dem Michele Anzaldi, che oggi in una lettera-esposto, inviata alla Corte dei conti e all’Autorità anticorruzione, pone alcuni punti sull’illegitimità del contratto stipulato dal conduttore, e scrive: “È uno schiaffo al Parlamento che ha approvato una legge ora disattesa con il tetto a 240mila euro”.

Ma il vero punto, forse – lo fa notare stamane Mattia Feltri nel suo Buongiorno su la Stampa – è se la Rai debba davvero competere o meno: “O la Rai è sul mercato – scrive – e allora non prende il canone. O la Rai è servizio pubblico, e allora non deve competere”. Lo dice definendo una eventuale via di mezzo “una presa per i fondelli”.

Forse di questo bisognerebbe discutere maggiormente, anziché puntare il dito sulle scelte di un professionista che tutto sommato sta chiedendo lo stesso compenso che guadagnerebbe altrove, in un’altra rete.

 

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