La fuffa di Fico sui vitalizi

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Il M5s voleva la Camera per portare avanti la battaglia contro vitalizi e pensioni dei parlamentari. Ma i primi sono stati aboliti nel 2011 e le pensioni sono più alte a Palazzo Madama

Luigi Di Maio lo stava ripetendo da tempo e così è stato. Il Movimento 5 stelle voleva a tutti i costi la Camera. Poteva cedere la presidenza del Senato alla coalizione del centrodestra, ma Montecitorio doveva andare a loro: “Il Movimento 5 stelle punta ad esprimere il nuovo presidente della Camera – aveva detto Di Maio – per portare avanti la battaglia contro gli stipendi dei parlamentari. Abbiamo chiesto la presidenza di Montecitorio perché qui ci sono più vitalizi da tagliare, più regolamenti da modificare”.

In realtà, per portare avanti una battaglia contro i privilegi, il Movimento avrebbe dovuto puntare più al Senato e non a Montecitorio.

Le differenze tra Camera e Senato

A Palazzo Madama, infatti, non sono stati posti dei tetti agli stipendi e il prelievo di solidarietà previsto invece a Montecitorio. Attraverso una delibera dell’ufficio di presidenza alla Camera è stato introdotto un contributo di solidarietà triennale da parte dei parlamentari le cui pensioni superino i 70mila euro. A differenza dei deputati, i senatori non hanno introdotto alcuna modifica al loro sistema previdenziale. Quindi è proprio a Palazzo Madama che bisognerebbe avviare i tagli a pensioni e spese.

Il prezzo pagato dai Cinquestelle per avere Montecitorio

E nonostante questo, il Movimento 5 stelle ha pagato a caro prezzo la richiesta di Montecitorio: solo con l’elezione di Maria Elisabetta Alberti Casellati al Senato (votata in seguito al niet a Romani), il M5s è riuscito ad avere “in cambio” Roberto Fico a Montecitorio.

E il primo discorso della terza carica dello Stato nell’aula di Montecitorio è stata proprio il riflesso di quanto detto da Di Maio. Come se la campagna elettorale non fosse ancora finita, Fico ha insistito su quanto detto dal leader pentastellato: “il superamento definitivo dei privilegi”. “Il taglio ai costi della politica – ha detto – deve essere uno dei principali obiettivi di questa legislatura”. Fico non ha nominato esplicitamente i vitalizi, ma è chiaro che il suo discorso è stato scritto tenendo ben chiaro quanto propagandato da Di Maio.

Tra l’altro, quella contro ai vitalizi è una battaglia sulla quale i cinquestelle cercano di mettere il cappello da un bel po’, ma in realtà, oltre a dichiarazioni e manifestazioni in Parlamento, i grillini non sono riusciti a fare molto altro, anche perché sul tema si erano già mossi altri molto prima di loro. I vitalizi che prendevano i parlamentari, infatti, non esistono più da quasi sette anni.

I vitalizi aboliti nel 2011

In realtà i vitalizi veri e propri sono stati cancellati alla fine del 2011 con il governo Monti. Con l’abolizione il sistema è passato al metodo contributivo, quindi legato ai contributi effettivamente versati. Di conseguenza, gli importi sono stati ridotti sensibilmente. La prima proposta sui vitalizi, però, era venuta fuori alla Leopolda del 2011, proprio in quell’anno.

Cosa prevedeva il ddl Richetti

A proporre l’abolizione dei vitalizi prima del governo Monti, infatti, era stato Matteo Richetti quando ancora era in Consiglio regionale in Emilia Romagna. Poi le cose sono cambiate anche a livello nazionale e i vitalizi sono stati aboliti. Ma una volta eletto deputato, Richetti ha proposto nel 2013 un ddl che prevedeva ulteriori modifiche al sistema pensionistico di deputati e senatori.

In sostanza il ddl prevedeva un sistema previdenziale contributivo e non più retributivo per tutti e non solo per gli eletti a partire dal 2012 in poi. Il nuovo metodo avrebbe, quindi, dovuto riguardare anche gli ex parlamentari. “Le disposizioni della presente legge si applicano agli eletti in carica alla data di entrata in vigore della medesima legge, a quelli eletti successivamente a tale data, nonché a quelli cessati dal mandato precedentemente”, si legge nel ddl. Per ricevere la pensione era necessario aver svolto un’intera legislatura, quindi cinque anni, e aver raggiunto i 65 anni di età. Tra gli altri punti previsti dalla proposta di Richetti anche il tetto massimo per gli importi degli assegni e la gestione separata presso l’Inps.

Le misure proposte nel ddl Richetti erano piaciute anche ai grillini; l’M5s, infatti, alla Camera l’aveva votata. “Non siamo noi a rincorrere Beppe Grillo – aveva commentato Matteo Renzi che spingeva per l’approvazione della legge anche in Senato – ma è Grillo che rincorre Richetti”. Per l’approvazione è mancato, però, l’ok di Palazzo Madama.

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