Un passo importante per superare l’austerity

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Grazie a Pd e ai Socialisti europeo arriva lo stop al fiscal compact

Con un voto molto teso, la Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento Europeo ha rigettato la proposta legislativa della Commissione europea di integrazione della sostanza del Fiscal Compact nel diritto dell’Unione Europea.

Si tratta di un voto di notevole importanza politica, ancorché tecnicamente si tratta di una procedura di consultazione, che premia la battaglia da tempo condotta dal Pd e dal gruppo dei Socialisti e Democratici per il superamento dell’impianto delle politiche di austerità adottate all’indomani della grande crisi. Come è noto, questa battaglia ha consentito l’introduzione nel 2015 della nuova flessibilità nell’implementazione delle regole del patto di Stabilità (quella flessibilità a cui il governo italiano irresponsabilmente si appresta a rinunciare riportando l’Italia in una procedura di deficit eccessivo da cui eravamo faticosamente usciti) e ci vede oggi in prima fila nella ricerca di strumenti nuovi a sostegno degli investimenti e dell’occupazione, a partire da un nuovo bilancio dell’area euro.

Naturalmente, il voto che abbiamo espresso di rigetto della proposta della Commissione non significa affatto sostegno all’attuale dimensione intergovernativa del Fiscal Compact, che come è noto è oggi un trattato internazionale esterno al quadro giuridico dell’Ue. Né ignoriamo che per alcuni aspetti la direttiva proposta dalla Commissione migliorerebbe il testo attuale dell’articolo 3 del Fiscal Compact, rendendolo compatibile con una revisione del patto di Stabilità che superi il principio del pareggio di bilancio. E tuttavia – ed è questa la ragione fondamentale del nostro no – tale revisione dovrebbe essere condotta in parallelo e non in un secondo momento, altrimenti l’effetto sarebbe quello di aggiungere un ulteriore strato di regole e di complessità che rischierebbero di penalizzare proprio i paesi con un debito più alto come l’Italia, e potrebbero ridimensionare la portata della flessibilità introdotta nel 2015, che pure è positivamente richiamata nel testo della proposta di Direttiva.

Questo principio era stato espresso da noi molto chiaramente al momento della presentazione della proposta da parte della Commissione europea, e il voto di ieri dimostra che facevamo sul serio.

In questo quadro, appare evidente come la posizione demagogica e irresponsabile assunta dal governo italiano sulla manovra di bilancio renda più difficile e complessa la battaglia per regole di bilancio più equilibrate e una governance migliore dell’area euro, rischiando di vanificare anche vittorie significative ma parziali come quella che abbiamo ottenuto nel voto di martedì.

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