Altro che Flat tax, con i gialloverdi le tasse aumentano

Focus

Continuano le promesse grillo-leghista. Ma si ignora la realtà dei conti pubblici

Il governo continua a promettere politiche economiche utopistiche, parlando di mega tagli alle tasse delle famiglie, sbandierando ai quattro venti prima una flat tax da 60 miliardi polemizzando con lo stesso ministro dell’Economia. Poi rivede la misura a circa 20 miliardi (nella versione ridotta dal consigliere leghista Armando Siri). Si continua a promettere, dunque, dimenticando di fare i conti con la realtà.

L’interrogativo che più risuona nella testa di tutti gli osservatori economici, infatti, è come potrà l’esecutivo mettere sul piatto della prossima legge di Bilancio una misura di almeno 20 miliardi considerando che solo per far quadrare i conti pubblici avrà bisogno di circa 40 miliardi (tra cui ci sono gli oltre 23 miliardi necessari a evitare l’aumento dell’Iva nel 2020, le cosiddette clausole di salvaguardia volute dallo stesso esecutivo nella scorsa legge di Bilancio).

Delle due l’una. O l’Esecutivo metterà in campo la flat tax, aumentando l’Iva e colpendo quindi iniquamente tutti i consumatori, oppure sarà costretto ad alzare una bandierina bianca sul cavallo di battaglia leghista (scelta che chiaramente verrebbe annunciata soltanto dopo il voto delle europee).

Ma quanto saranno credibili le favole gialloverdi prima del voto di maggio? Se si osserva quanto fatto finora dal duo Di-Maio-Salvini sul fronte fiscale, i numeri smentiscono con chiarezza le intenzioni del governo. Lo ha evidenziato stamani il neo presidente dem Paolo Gentiloni, sottolineando “che per la prima volta, quest’anno, le tasse sono di nuovo aumentate. E non di poco, dello 0,4%”. “E’ chiaro – dice Gentiloni – che la Flat tax non si farà e che le tasse stanno aumentando, magari sperano che qualcuno ci creda”.

Verrebbe poi da chiedersi come mai le accise non sono state ancora tolte, come promesso da Matteo Salvini mesi fa.

Nel frattempo l’altro vicepremier Di Maio ribadisce la promessa: “L’importante è abbassare le tasse e subito”, dice, aggiungendo, paradossalmente, di non voler lasciarsi andare in “promesse alla Berlusconi”. Cosa dirà però nel momento in cui la Flat Tax non vedrà mai la luce? Attribuirà la colpa – come ha provato a fare in altre circostanze – ai governi precedenti che a suo giudizio hanno solo pensato ad alzare le tasse?

Prima di farlo, però, il leader grillino dovrebbe dare un’occhiata ai numeri dell’Eurostat che, come ha ribadito oggi Gentiloni, ci dicono che le tasse in Italia sono gradualmente diminuite costantemente negli ultimi sei anni, per poi risalire da quando è partito l’attuale governo. Dati che dimostrano come, rispetto al 2012, nel 2017 l’Italia ha avuto, grazie ai governi Renzi e Gentiloni, il più forte calo del Tax rate (pressione fiscale sul Pil) tra i Paesi dell’area euro. Il calo del Tax rate italiano è stato di 1,4 punti percentuali, passando dal 43,8% del 2012 al 42,4% del 2017.

Mentre quest’anno, invece, sta salendo dello 0,4%. Forse è soprattutto per questo che l’esecutivo sta correndo ai ripari promettendo l’impossibile.

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