Smontiamo le bugie / Non è vero che la flat tax aiuterà i più deboli. Ecco perché

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La proposta di Forza Italia costa tanto, non avrebbe coperture economiche e aiuterebbe solo i ricchi

Se un elettore volesse valutare meglio la flat tax proposta dal centrodestra da dove dovrebbe partire? Finora si è parlato di almeno quattro idee diverse di tassazione unica, dal 15% della Lega al 23% pensato da Forza Italia, passando per la proposta dell’istituto Bruno Leoni (25% per tutte le tasse, compresa l’Iva), fino ad arrivare all’ipotesi di Fratelli d’Italia, che vede l’applicazione al 15% solo su una parte del reddito, per poi ampliarla negli anni successivi. Le differenze tra le varie proposte sono sostanziali, ad esempio sulle detrazioni fiscali: c’è chi vuole toglierle e chi invece vuole lasciarle.

Analizziamo meglio la proposta di Forza Italia basandoci sulle parole pronunciate da uno dei suoi maggiori promotori, Renato Brunetta.

È vero che favorirà di più i ceti medio-bassi rispetto ai ricchi?

Su un comunicato diffuso sul sito www.renatobrunetta.it si legge che la flat tax sarà “tutta a vantaggio dei ceti bassi e medio-bassi”. Addirittura, il capogruppo di Forza Italia alla Camera è arrivato a ribaltare la realtà sostenendo in un recente tweet: “La sinistra al caviale sta coi ricchi e per questo non vuole e demonizza #FlatTax”.

Tuttavia quando Mario Sensini fa notare allo stesso Brunetta, in un’intervista al Corriere della Sera, che la loro flat tax aiuterebbe nella stessa proporzione sia chi guadagna 30mila euro annui, sia chi ne guadagna 300mila, lui risponde: “Non mi preoccupo di quelli. Il nostro obiettivo è ridurre le tasse al ceto medio, è ciò che ci interessa”. Non mi preoccupo di quelli è semplicemente la conferma che non verrà rispettato il principio di progressività richiesto dalla Costituzione: i ceti benestanti, con la flat tax di Brunetta, avranno di fatto gli stessi benefici dei ceti più deboli. Non è vero quindi che il vantaggio sarà legato esclusivamente ai ceti medio-bassi, come Forza Italia tende a far credere.

Una riforma fiscale regressiva che aiuta i benestanti.

Per comprendere perché i benefici della riforma pensata da Forza Italia sono orientati soprattutto ai contribuenti più ricchi, basti pensare a com’è composta la platea dei beneficiari: oggi sei contribuenti su sette, oltre l’80 percento, pagano un’aliquota più bassa di quel 23% proposto con la flat tax. È chiaro dunque che per i più deboli i benefici saranno minimi o nulli.

E se fosse vero, come ha detto qualche giorno fa Berlusconi, che le minori entrate per lo Stato sarebbero compensate dai tagli ai trasferimenti alle imprese e alle agevolazioni fiscali, diventerebbe ancora più palese la stangata al ceto medio basso. Lo ha sottolineato, in un’intervista al Corriere della Sera, uno dei consiglieri economici di Palazzo Chigi Yoram Gutgeld: “Il biglietto del bus – ha spiegato – passerebbe da 1,5 a 5 euro, perché parte dei trasferimenti alle imprese sono sussidi al trasporto locale. Le poste non consegnerebbero più nei piccoli centri, perché quello è un servizio in perdita finanziato dallo Stato. Le ferrovie non investirebbero più perché i soldi sempre dalle casse pubbliche arrivano. Sono tutti colpi al ceto medio. E con le agevolazioni è ancora peggio”.

Lo strano concetto delle coperture del centrodestra: poi vediamo

Nell’intervista di Mario Sensini, Brunetta spiega inoltre: “La flat tax costa 40-50 miliardi solo il primo anno, poi si ripaga, perché porta un aumento del gettito”. Il punto, però, è che nel bilancio pubblico non si può dire tolgo 50 miliardi e li copro con la maggiore crescita, con la logica del ‘poi vediamo’. Devono esserci o 50 miliardi di maggiori entrate (quindi alzo le tasse) o 50 miliardi di minori spese. Una strada peraltro in totale contraddizione con l’altro obiettivo proposto da Brunetta, ovvero ridurre il debito fino al 100% del Pil in 5 anni.

E in questo senso, forse, risulta a dir poco audace dichiarare che con la flat tax “ci sarà il pieno rispetto degli equilibri di finanza pubblica”, come ha fatto l’esponente di Forza Italia in un suo editoriale sul Giornale.

Per le coperture Brunetta parla anche di togliere tutte le pendenze fiscali degli italiani: un condono fiscale che però coprirebbe solo una tantum, oltre al pessimo segnale che darebbe ai cittadini.

Sempre sul capitolo coperture, Forza Italia prevede lo sfoltimento delle spese fiscali non connesse all’Irpef, ovvero l’eliminazione di tutta una serie di detrazioni, lasciando solo alcuni sconti fiscali (come quelli dedicati alla prima casa e ai farmaci). Una mossa che – a ulteriore conferma dell’iniquità della riforma – annullerebbe anche gli 80 euro, misura pensata appositamente per aiutare il ceto medio basso.

Si parla poi di emersione del nero. Ma in questo caso la domanda è: come si fa a far emergere dall’Irpef circa 30 miliardi di sommerso (cifra stimata da Forza Italia) se l’80 percento di chi paga l’Irpef è rappresentato da dipendenti che non possono evadere? Persone che sono soggette a sostituto d’imposta e che ricevono quindi lo stipendio netto, senza le imposte.

Forse il punto vero, al di là della finanza pubblica, è che un Paese in cerca di una migliore redistribuzione della ricchezza non ha bisogno di una riforma fiscale così palesemente regressiva (e iniqua), una riforma che costa 50 miliardi e indirizza il 40% dei suoi benefici al 5% dei contribuenti più ricchi.

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