L’intelligenza artificiale e il futuro dell’occupazione

Focus

Se ne è discusso in un evento promosso dalla Fondazione Eyu al Parlamento europeo

Quale impatto avranno l’automazione e la digitalizzazione sul futuro del lavoro? Come coniugare progresso tecnologico, occupazione e protezione dei diritti dei lavoratori?

Di questo si è discusso martedì scorso al Parlamento europeo, in occasione della terza tappa di “Human-Machine: New Policies for the Future of Work”, progetto promosso dalla Fondazione EYU, in partnership con Google, ed in collaborazione con alcune tra le più importanti fondazioni progressiste d’Europa – FEPS (Foundation for European Progressive Studies), Jean Jaurès, Res Publica e Johannes Mihkelson Centre.

Dopo i due appuntamenti autunnali di Roma e Tallinn, l’obiettivo dell’iniziativa a Bruxelles era quello di presentare i risultati definitivi dello studio condotto nell’ambito del progetto. Ad aprire l’evento, dunque, sono stati Carlo Stagnaro e Matteo Sartori – rispettivamente coordinatore e membro del gruppo di ricerca – che hanno illustrato le molteplici dimensioni del rapporto tra automazione, produttività, occupazione e disuguaglianze, con una particolare attenzione alle diverse proposte di policy.
Il dibattito che ne è seguito, molto partecipato, è stato moderato da Patrizia Toia – Capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo – e ha visto il coinvolgimento di rappresentanti delle istituzioni europee, del mondo politico, sindacale, accademico ed imprenditoriale. Sono intervenuti, tra gli altri, Sergei Stanishev – Presidente del Partito socialista europeo, Esther Lynch – Segretario confederale dell’ETUC (European Trade Union Confederation), David Rinaldi – Senior Economic Policy Advisor della FEPS, e Karl Ryan – Public Policy Analyst di Google.

Nel suo discorso, Stanishev si è soffermato più volte sulle implicazioni politiche connesse allo sviluppo delle ICT (Information and Communication Technologies), sostenendo la necessità di superare quelle misure di austerity che, oltre ad essere “inadeguate ad affrontare in modo equo un cambiamento così vasto e repentino”, hanno dato “l’impressione che l’Europa non avesse a cuore i diritti dei suoi cittadini economicamente più svantaggiati”.

Alle sue parole hanno fatto eco le riflessioni conclusive di Maria João Rodrigues. Il Presidente della FEPS, infatti, ha sottolineato che la tecnologia, di per sé, non è mai neutrale e il fatto che venga vissuta come opportunità e non come minaccia dipende innanzitutto dalla politica, dalla sua capacità di redistribuire equamente i benefici di tale sviluppo tra il maggior numero possibile di persone.

È questa, dunque, una delle sfide prioritarie del riformismo europeo. Sarà sempre più importante che le fondazioni e i partiti progressisti promuovano momenti di confronto sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale ed individuino policies comuni per governare i cambiamenti dettati dall’innovazione tecnologica. “Human-Machine: New Policies for the future of Work” rappresenta l’impegno della Fondazione EYU per trovare soluzioni sostenibili ed inclusive, e anche i prossimi due appuntamenti del progetto, previsti a Parigi e Lisbona tra aprile e maggio, saranno animati dalla volontà di fornire un contributo scientifico al dibattito in corso.

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