Indagavano sui fondi esteri della Lega, tre giornalisti fermati dalla Guardia di Finanza

Focus

L’ordine dei giornalisti parla di un “comportamento intimidatorio”. E il Pd chiede un’interpellanza parlamentare

Fermati dalla Guardia di Finanza, portati in caserma e interrogati per tre ore per ciò che avevano scritto. E’ questo quanto accaduto ieri a tre giornalisti ( Ferruccio Sansa del Fatto Quotidiano, Marco Preve di Repubblica e Matteo Indice della Stampa) che erano impegnati a seguire l’inchiesta della procura di Genova sul riciclaggio dei fondi della Lega.

Una storia complicata su cui ancora si deve fare pienamente luce. E infatti i magistrati liguri stanno cercando di capire a chi appartengono i  tre milioni di euro che sono stati trasferiti dal Lussemburgo all’Italia: forse fanno parte del cosiddetto “tesoretto” del Carroccio? In pratica 48 milioni di rimborsi elettorali (dal 2008 al 2010) per i quali sono stati condannati in primo grado per truffa Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito e per i quali è in corso l’appello.

Ieri le fiamme gialle hanno perquisito la sede Sparkasse di Bolzano, la cassa di risparmio dell’Alto Adige, e la filiale della banca a Milano, sequestrando documenti cartacei e file informatici al presidente dell’istituto di credito altoatesino, Gerhard Brandstaetter, e ad altri dirigenti.

Ma quello che è accaduto ai tre giornalisti è davvero molto grave, tanto che Fnsi e l’Ordine ligure dei giornalisti hanno parlato di “un comportamento intimidatorio messo in atto da magistratura e polizia giudiziaria nei confronti dei colleghi impegnati a illuminare una delle vicende più oscure di questi ultimi anni, riportando aggiornamenti importanti e di sicuro interesse pubblico su un’indagine finanziaria che riguarda riciclaggio conseguente a truffa ai danni dello Stato nel percepimento di 48 milioni di Fondi pubblici. Sorprende – conclude la nota – la scelta ‘muscolare’ di magistratura e polizia giudiziaria, il loro tentativo di imbavagliare l’informazione e imbrigliare la libertà di stampa”.

Anche il Pd vuole vederci chiaro

“Che fine hanno fatto 46 dei 48 milioni di euro confiscati alla Lega dalla procura di Genova? Esistono profili di illegalità nell’arrivo e la rapida dipartita di oltre 24 milioni di euro su un conto aperto dalla Lega presso la filiale Unicredit di Vicenza? E’ vero che circa dieci milioni di euro sarebbero finiti alla Sparkasse di Bolzano, il cui presidente Gherard Brandstatter è in affari con l’avvocato Domenico Aiello a lungo consulente della Lega? E’ legittimo l’acquisto di obbligazioni della General Electric, della spagnola Gas Natural, di Mediobanca, Enel, Telecom e Intesa Sanpaolo e Arcelor Mittal (il gruppo siderurgico indiano che ha acquisito Ilva), visto che la legge 96 del 2012 vieta ai partiti di effettuare investimenti in titoli? Che giudizio si ha del finanziamento, che sarebbe opera dell’imprenditore Parnasi, peraltro oggi tratto in arresto come conseguenza di altra inchiesta in corso a Roma, erogato a favore della Onlus ‘Più Voci’ e si intende verificare l’effettiva rispondenza a criteri di onlus di questa associazione culturale? Corrisponde al vero che tale onlus avrebbe successivamente trasferito fondi a società di proprietà della Lega, come appeso in articoli di stampa?”.

Sono alcune delle tante domande di cui si chiede risposta immediata. I parlamentari dem Emanuele Fiano e Alessia Rotta hanno presentato un’interpellanza parlamentare rivolta ai ministri dell’Interno Matteo Salvini, dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, e del Lavoro Luigi Di Maio.

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