Fra i renziani c’è chi regge sul maggioritario

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Dal fronte dem nessuno si espone ma fra i renziani spunta una mediazione che salverebbe almeno in parte l’impianto maggioritario

Giornata di attesa, di valutazione. Sulla legge elettorale oggi sul fronte dem nessuno scopre le carte: «Abbiamo dato la disponibilità a dialogare con tutti, vediamo quello che succede domani in commissione, dove comunque si adotterà un testo base», dice il relatore della riforma Emanuele Fiano. Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo alla Camera Ettore Rosato, che pure in un’intervista alla Stampa non solo non aveva chiuso all’idea di modificare il testo proposto da lui stesso per approdare a sistema simil-tedesco, ma aveva sdoganato senza giri di parole la possibilità di arrivare alle elezioni in autunno: «Il voto anticipato non è certo un tabù». Una posizione che domani passerà al vaglio del gruppo della Camera, che si riunirà a fine mattinata.

Avrà probabilmente pesato, in tanta cautela, lo smarcamento di Angelino Alfano, che in veste di leader di Ap ha chiarito che, se lo schema prevede un’alleanza fuori dai confini della maggioranza di governo il suo partito ritiene a questo punto di avere «le mani libere». Di certo, con il sistema tedesco un’eventuale alleanza post-elettorale Pd-Fi relegherebbe i centristi a un ruolo ultra marginale. Ma qualche perplessità è emersa in mattinata anche dal fronte renziano, con le prese di posizione del ministro Graziano Delrio («il Rosatellum è una proposta seria, non c’è alcuno scambio elettorale da fare perché il Pd non chiede le elezioni») e del governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, favorevole a «una legge che consenta di andare davanti agli elettori e dire ‘noi vogliamo governare’, senza fare alleanze non naturali per una forza di sinistra».

Maurizio Gasparri in veste di bookmaker dà l’accordo Pd-Fi «al 40 per cento», quindi non escluso ma tutt’altro che certo. Peraltro dalle regole voto passano gli assetti di centrosinistra e centrodestra, e ognuno non rinuncia alla sua prospettiva: se la Lega aveva accolto con entusiasmo il Rosatellum, che avrebbe costretto Berlusconi a riesumare l’antica alleanza con il Carroccio, oggi, con Roberto Calderoli, prende comprensibilmente le distanze dalla proposta targata Fi: «Vorrebbe dire – afferma – che il Nazareno 2 lo hanno già sottoscritto». Escludendoli, è il sottotesto. A sinistra la discussione sulla legge elettorale si intreccia con la querelle in corso ormai da anni relativa al rapporto con il Pd: Roberto Speranza accoglie con favore la possibile archiviazione del Rosatellum,anche se non si esprime sulla soglia di sbarramento al 5%, probabilmente ardua da raggiungere. Giuliano Pisapia, che ieri aveva aperto al testo base che si stava delineando fino a due giorni fa, suscitando peraltro l’ira di Mdp, oggi tace sul cambio in corsa che domani potrebbe prendere forma.

I Cinquestelle fanno invece sfoggio di calma olimpica: secondo Luigi Di Maio, entrambi i tentativi di riforma sono destinati a infrangersi di fronte al voto del Senato; dopodiché, prevede, «dovranno tornare da noi». E loro sono disponibili al confronto «solo a patto di partire dall’unica legge costituzionale, che e’ quella venuta fuori dalla Consulta». Ma fra i renziani spunta una mediazione di Lorenzo Guerini che a quanto pare salverebbe almeno in parte l’impianto maggioritario della legge.

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