Fra Di Maio e Salvini ormai è corpo a corpo

Focus

E sulla manovra ancora non c’è un accordo politico

La tensione fra Lega e M5s è ormai a livelli di guardia che non si vedevano da tempo. Oggi Luigi Di Maio richiama Salvini su una questione morale, chiedendo spiegazioni sull’indagine che coinvolge il tesoriere della Lega Giulio Centemero per finanziamento illecito ai partiti.

Ieri il duo gialloverde si è punzecchiato a distanza su chi fosse il più bravo a incontrare gli imprenditori, nel disperato tentativo di ricucire i rapporti con i corpi intermedi. “I fatti si fanno al Mise, perché è il Mise che si occupa delle imprese”, aveva detto piccato il leader grillino. Con il ministro dell’Interno che non ha tardato a replicare: “A me interessa la sostanza, io incontro, ascolto, propongo, miglioro”.

È comunque singolare che un ministro degli Interni incontri gli imprenditori, ma d’altra parte siamo ormai abituati alle sue tante parti in commedia. E ancora, sempre ieri, Salvini ha polemizzato con Di Maio sulla Tav, evocando un eventuale referendum e contestando di fatto le scelte di marca Cinque Stelle.

Insomma, ogni giorno assistiamo a un escalation di tensione tra i due leader e ogni giorno si aggiunge una nuova pericolosa mina sotto il tavolo del governo.

E così, mentre le stilettate politiche dei due partiti di maggioranza vanno avanti da entrambe le parti, a poche ore dall’incontro decisivo per scongiurare la procedura d’infrazione ancora non si intravede alcun accordo all’interno del governo.

Il premier Conte sta infatti per cimentarsi in uno degli appuntamenti più delicati degli ultimi mesi, l’importante (forse risolutivo) faccia a faccia di domani con Junker, da cui si capirà finalmente se la Commissione procederà o meno con le sanzioni legate allo sforamento italiano dei conti pubblici.
E Conte, dopo aver riferito oggi in parlamento in un’aula semi deserta (fra i banchi del governo non c’era praticamente nessuno) dovrebbe presentarsi, insieme a Tria, munito di conti, tabelle e di un nuovo rapporto deficit-Pil. Tutti numeri che però ancora non si vedono per il muro del duo gialloverde, unico caso in cui appare solidale. Secondo Tria “Entro la giornata arriveranno i saldi finali”. E fa riflettere il suo restare cauto su reddito di cittadinanza e pensioni: “Richiederanno qualche mese per essere realizzate”.

Resta comunque ancora molto da fare. E sul nodo principale, quello del deficit, la soluzione ancora non c’è. La Commissione, come ormai noto, lo vorrebbe sotto il 2%, ma per il momento il duo Salvini-Di Maio sembra voler tenere il punto (entrando in contrasto per l’ennesima volta con Tria) e non intende cedere a un livellamento verso il 2%.

La dimostrazione dell’empasse politico è arrivata ieri in serata, quando da un vertice di maggioranza durato più di due ore non è uscito fuori nulla di concreto sui nuovi numeri che dovranno essere presentati a Bruxelles. Al punto che stamani, il ministro dell’Economia ha dovuto dichiarare che sebbene la sua preferenza sia quella di ridurre il deficit, “la decisione spetta alla politica”.

Il punto è che Di Maio e Salvini, invece di prendere una decisione, continuano a stuzzicarsi a distanza su (ormai) svariate questioni.
Ma il segnale forse più preoccupante per il governo è la sfiducia nei confronti della manovra che arriva da un nuovo sondaggio di Swg. Perché i giudizi negativi, a quanto pare, salgono al 53 per cento, mai così alti negli ultimi due mesi.

Dalla Ue, intanto, è arrivato anche il monito del commissario agli affari economici, Pierre Moscovici. Bisogna rispettare le regole, è l’ennesimo avvertimento arrivato ieri, sottolineando che “da Roma non abbiamo ancora ricevuto nessuna proposta”.
Il limite massimo è comunque il 19 dicembre, quando si riunirà il collegio dei commissari che potrà sancire l’avvio della procedura di infrazione.

Nel frattempo la Manovra ha iniziato il suo iter in Senato, il timing definitivo ancora non è stato deciso: è atteso il maxi emendamento del governo che dovrebbe contenere proprio reddito e pensioni e il cui approdo in aula è previsto per il 18 e 19 dicembre. Ma l’approvazione prima di Natale è tutta in salita.

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