L’idea di Franceschini: una legislatura costituente

Focus

Il ministro ai Beni Culturali prova a tracciare una via per far partire la legislatura con uno scopo specifico: riforma costituzionale e legge elettorale

A dieci giorni dalle elezioni politiche i risultati elettorali hanno lasciato il Paese in un’impasse. Le posizioni dei tre poli sembrano tra loro inconciliabili e la formazione di un governo ad oggi sembra molto lontana. Lo sa bene Dario Franceschini che intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera prova a tracciare una via per superare questo momento.

Sciogliere i nodi di un sistema che non funziona

Il ministro ai Beni Culturali rovescia il punto di partenza: “Fin dal primo giorno, la discussione è stata su quale governo fare, e lo è tuttora. Se invece proviamo a chiederci qual è l’obiettivo di questa legislatura, lo schema può cambiare”. Franceschini pensa che la composizione parlamentare uscita dalle urne possa aiutare a evitare gli errori fatti in passato con riforme costituzionali approvate a colpi di maggioranza e poi bocciate dai cittadini. Secondo il ministro una “classe dirigente non può concepire di lasciare irrisolti i nodi di un sistema che non funziona, oggi più di prima” .

Una legislatura costituente

L’idea di Franceschini è quella di superare il bicameralismo e di approvare una nuova legge elettorale, perché “si è prodotto l’incrocio tra sistema bicamerale e tre poli politici; e non c’è legge elettorale che da sola possa risolvere il problema” e quindi solo “l’insieme di questi elementi può dare stabilità al sistema Paese”. Su quale sia la legge elettorale per un sistema monocamerale Franceschini non propone formule specifiche, ma detta dei paletti in cui secondo lui si dovrebbe procedere, vale a dire “una legge che dia la maggioranza al primo arrivato o un sistema proporzionale”. Nel secondo caso però si deve “accettare che si stringano alleanze in Parlamento”.

Scrivere le regole tutti insieme

Allora secondo il ministro questo “è il momento di scrivere le regole tutti insieme” perché citando Moro: “Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità” e come allora bisogna approfittarne “per cambiare il Paese. Se prevale l’interesse generale, questa diventa la legislatura che cambia il sistema politico italiano”.

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