Il tafazzismo di Franceschini

Focus

Emergono due letture del M5S, forse un chiarimento sarebbe opportuno. No alla mozione di sfiducia: e qual è l’alternativa?

Incomprensibilmente per un politico di lungo corso come lui, Dario Franceschini ha scelto il momento peggiore per teorizzare un’apertura ai Cinque Stelle. Proprio mentre Di Maio ricopre il Pd di insulti infamanti e per chiunque intollerabili. E infatti stamattina è proprio Di Maio, con la reiterata mascalzonata sul “partito di Bibbiano” a chiudere la porta in faccia all’ex ministro della Cultura.

Il discorso si potrebbe chiudere qui. Se non fosse per alcune considerazioni che riguardano il dibattito nel Partito democratico.

Detto en passant che è veramente tafazziano dividere il Pd proprio mentre il governo vive la sua fase peggiore, personalmente osserviamo qui tre cose.

1. L’intervista di Franceschini al Corriere della Sera apre un problema nella maggioranza del Pd e in particolare al segretario. Il quale, in modo ripetuto negli ultimi giorni ma fin dalla sua mozione comgressuale, ha escluso qualunque ipotesi di convergenza con il M5S. E diciamo pure che è anche grazie a questa posizione che Zingaretti ha vinto il congresso. Se la sua linea fosse stata quella di Franceschini è probabile che oggi il Pd avrebbe un altro segretario. Siccome quest’ultimo non è uno qualunque ma un esponente prestigioso e influente, forse servirebbe un chiarimento all’interno della maggioranza congressuale.

2. Sulla tattica parlamentare – mozione di sfiducia a Salvini o no – la discussione è forse stata fin troppo accesa. Ma ora diventa più chiaro l’oggetto del contendere. A parte i fastidiosi richiami all’ “abc della politica”, che non sono prerogativa esclusiva di nessuno, suona sempre efficace dire che “bisogna dividere l’avversario”. Fa molto “grande politica” (un uomo che apprezziamo tantissimo come Carofiglio ha persino scomodato Sun Tzu). Franceschini sostiene che una mozione di sfiducia a Salvini avrebbe ricompattato la maggioranza: in senso stretto, è vero. Ma l’alternativa qual è? Non esiste. Perché senza un atto parlamentare, il Senato non voterà mai su Salvini.Ed è puerile dire che la mozione non sarebbe passata: allora non ha senso presentare gli emendamenti che, si sa, verranno bocciati. Ecco un esempio di popcornismo involontario, diciamo.

3. Ma il punto di fondo non risolto è un altro. Riguarda l’analisi e il giudizio politico sul M5S. Un conto è considerare il grillismo un potenziale alleato “per la difesa dei valori”, addirittura alla stregua di Dc e Pci che pur non governando insieme difendevano la Costituzione. Un altro conto è considerarlo una delle cause dell’involuzione della democrazia italiana, dell’incattivimento della società, dello scadimento del dibattito pubblico, del malgoverno cui assistiamo. Per chi scrive, non sono solo avversari, ma nemici. Come la Lega, seppure con modalità diverse: ma sempre meno diverse, dall’immigrazione alla strumentalizzazione di Bibbiano. Si tratta di due analisi diverse e inconciliabili. Forse un congresso non è bastato a chiarire il dilemma.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli