Ingerenza? Populismo? Lo scontro con la Francia è semplice stupidità

Focus

A Parigi hanno capito il bluff delle inutili maschere “pacate” di Conte o Moavero. Ormai tutti vedono che la “politica” estera del governo è decisa a colpi di tweet e visite non annunciate di Salvini e Di Maio

La ricreazione è finita….. è il messaggio che viene da Parigi dopo l’ennesima inutile provocazione di Di Maio. Non si è mai visto un vicepresidente del consiglio organizzare una visita quasi clandestina in Francia per incontrare un estremista di destra, islamofobo e che propone un colpo di stato militare con sostituzione del Presidente della repubblica francese con un generale.

Dopo che nei mesi scorsi lo stesso Di Maio ha definito Macron il “nemico pubblico numero uno” e ha invitato i gilets jaunes a “non mollare” un giorno dopo l’aggressione a dei gendarmi e l’entrata di una ruspa al ministro dei rapporti col parlamento. Dopo che Salvini dice di stare con i gilets contro un pessimo presidente della repubblica. Ingerenza? Populismo? No, semplice stupidità. Perché tutto questo non fa altro che isolare l’Italia. Ancora una volta, in nome del popolo i populisti vanno contro gli interessi dei popoli. Che non sono di provocare una guerriglia permanente con un paese vicino e alleato. Il che non significa affatto essere d’accordo sempre su tutto e non tutelare i propri interessi. Ma anche per sbattere i pugni sul tavolo, occorre sedersi al tavolo. E inventarsi un conflitto al giorno porta invece porta a chiedere porte e finestre, altro che aprire tavoli. Con i nostri governi abbiamo affrontato varie questioni con la Francia, da Fincantieri all’Africa. Non sempre eravamo d’accordo, sempre siamo riusciti a trovare un accordo, come dimostrato dal Vertice Franco-Italiano di Lione di settembre 2017.

Mentre a Parigi aspettano ancora l’invito per il Vertice da organizzare in Italia nel 2018 e non credo stiano ora preparando gli inviti per Conte & co. nel 2019. Si, perché è ridicolo anche criticare la Francia per il Trattato di Aquisgrana con la Germania dopo che si è buttato alle ortiche lo stesso Trattato tra Francia e Italia che stavamo negoziando con il nostro governo. E anche perché a Parigi hanno capito il bluff delle inutili maschere “pacate” di Conte o Moavero, quando ormai tutti vedono che la “politica” estera del governo è decisa a colpi di tweet e visite non annunciate di Salvini e Di Maio. Del resto, quale credibilità può avere un Presidente del Consiglio che ridicolizza sé stesso e tutti noi con fuori onda imbarazzanti con Angela Merkel. Come può essere ascoltato un ministro degli esteri, Moavero, che anziché tentare di fare politica estera dichiara che dovremmo abituarci alle provocazioni e agli insulti perché le elezioni europee si avvicinano e andiamo verso una politica transazionale? Con evidenza, non ha convinto nessuno a Parigi. O meglio, ha fatto capire a tutti di non contare assolutamente nulla. E allora, ci sorprendiamo che Parigi abbia richiamato l’ambasciatore per consultazioni? Questo è il punto: la linea rossa che ha oltrepassato Di Maio ha fatto capire a tutti a Parigi che è, purtroppo, perfettamente inutile perdere tempo con altri: decidono tutto Salvini e Di Maio. E hanno anche capito che cercare di nascondere la realtà politica senza avere la volontà e la forza di cambiarla, come nel caso di Conte e Moavero, aggrava il problema anziché risolverlo. Ecco perché l’ambasciatore è stato richiamato.

Oggi scrivo proprio da Parigi, dove già una settimana fa ho partecipato a un dibattito pubblico con la ministra affari europei Nathalie Loiseau. Per ricordare che c’è un’altra Italia. Un’Italia che sa che il nostro futuro si costruisce in Europa. Un’Europa da rifondare, con alleati essenziali come Macron e la Francia e con tutti i popoli e gli Stati che liberamente scelgono di costruire un’Europa che moltiplichi sicurezze, protezioni e opportuni.

E poi, vogliamo pensare agli ingressi nazionali? Al surplus commerciale di 10 miliardi che abbiamo con la Francia? Alle decine di migliaia di  imprese italiane in Francia e francesi in Italia? A Alitalia? Ai cantieri navali, al Mediterraneo, al necessario lavoro tra servizi segreti dei nostri due paesi? Possibile che tutto debba essere sacrificato nella disperata ricerca di un nemico esterno per nascondere i fallimenti interni del governo gialloverde? Se arretra il PIL, se non si fanno i rimpatri, se gli investitori esteri girano le spalle all’Italia, se la disoccupazione cresce, se l’Italia non gioca si Mondiali di calcio. Possibile che sia sempre e solo colpa di Macron? E sopratutto, pensano veramente Salvini e Di Maio che con Marine Lepen o i gilets all’Eliseo loro potrebbero lavorare meglio con la Francia? A giudicare dalla relazioni dell’una e degli altri su immigrazione, franco CFA e altro, non ne sarei così sicuro.

Ecco perché le elezioni europee sono per noi una grandissima opportunità e un importante dovere verso gli italiani. Ecco perché dobbiamo prendere nuove iniziative politiche costruire nuove alleanze in Europa. A partire proprio da Macron. Perché solo una vera rifondazione Europea, solo un’Europa che lotti contro le diseguaglianze e la povertà, che governi la finanza e il digitale, che riprenda controllo sull’immigrazione, che costruisca un esercito comune potrà sconfiggere la propaganda autolesionista dei nazionalisti. Questo è il nostro compito, questa è la nostra vera sfida.

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