Addio ai furbetti del cartellino: arrivano i primi licenziamenti disciplinari

Focus

Il Tribunale del lavoro di Milano dà ragione al sindaco di Corbetta che nel gennaio scorso aveva licenziato un lavoratore assenteista

Il tribunale di Milano ha rigettato l’eccezione di incostituzionalità presentata dai legali di un ex dipendente a tempo indeterminato nel Comune di Corbetta. L’uomo era stato licenziato nel gennaio del 2017 perché si era assentato dal posto di lavoro prima della fine dell’orario (fissato per le 17:12) e il suo cartellino era stato stato timbrato da un collega, a sua volta sollevato dall’incarico.

Il giudice ordinario ha confermato – a tempo di record- la decisione del licenziamento disciplinare disposto in base alla cosiddetta “legge Madia” (decreto legislativo 116/2016). E’ una delle prime vittorie di una pubblica amministrazione contro un suo dipendente.

Il giudice ha valutato la correttezza dell’iter messo in atto: il 30 agosto, infatti,  il comune di Corbetta (in provincia di Milano) prima di sospendere automaticamente i due addetti, li ha intervistati e, una volta ottenuta la conferma dell’uscita ingiustificata, è stata fatta la contestazione formale, avviato il procedimento e, accertati i fatti, è scattato il licenziamento.

Il dipendente licenziato ha cercato, attraverso il suo avvocato, di giocare la carta dell’eccezione di incostituzionalità, ma il giudice ha respinto il tentativo e ha confermato che le norme consentono tutti i passaggi valutativi e che, quindi, non c’è stato nessun automatismo nel prendere la decisione del licenziamento. In questo specifico caso, infatti, c’erano tutti gli elementi e le prove che mostravano gli illeciti per i due dipendenti comunali e il licenziamento è la conseguenza “corretta” dell’amministrazione.

Nel testo del decreto di rigetto, inoltre, è stato evidenziato che la decisione è stata presa per “potenziare il livello di efficienza degli uffici pubblici e di contrastare i fenomeni di scarsa produttività ed assenteismo“; ma non solo anche per tutelare l’immagine e l’onorabilità degli enti pubblici.

A saltare all’occhio è, infine, la celerità dell’azione giudiziaria, condotta (in pochi mesi) con il cosiddetto “rito Fornero”, che si applica alle controversie concernenti l’impugnazione dei licenziamenti previsti dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970), introdotto dalla riforma del mercato del lavoro (92/2012).

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