“Nella manovra nulla su crescita e sviluppo”. Parla Annamaria Furlan

Focus

L’intervista di Democratica alla segretaria generale della Cisl, che spiega le ragioni della manifestazione sindacale unitaria del 9 febbraio a Roma

Segretaria Annamaria Furlan, ieri sera avete incontrato il Presidente del Consiglio Conte ed avete confermato che sarete in piazza insieme a Cgil e Uil ‪il 9 febbraio‬ a Roma, per protestare contro la manovra economica varata dal governo.
Ieri sera abbiamo ribadito le nostre posizioni sulla legge di stabilità al presidente del Consiglio e abbiamo ovviamente riconfermato tutte le motivazioni del no. La manovra del Governo non guarda purtroppo alla crescita e allo sviluppo. Diminuiscono gli investimenti pubblici, si continuano a bloccare centinaia di opere pubbliche e il completamento di infrastrutture importanti come la Tav e altre arterie stradali, ferroviarie, portuali in tutte le regioni del paese che potrebbero dare ossigeno ai territori e all’occupazione. Si riducono poi le risorse per l’innovazione, la ricerca, la formazione e si cancella praticamente il piano per la digitalizzazione di Impresa 4.0. Si penalizzano gli attuali pensionati bloccando ancora una volta la rivalutazione degli assegni pensionistici. Un fatto davvero ingiusto ed iniquo.

Quali altri aspetti contestate della manovra?
Per quanto riguarda il fisco non c’è nulla per il lavoro dipendente e per i pensionati e sono completamente inadeguate le misure per rinnovare la pubblica amministrazione, i servizi sociali e la sanità pubblica. Non si copre nemmeno la parte inflattiva del rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici. Ancora una volta si rinviano le assunzioni nella pubblica amministrazione, nelle scuole, negli ospedali, nei servizi pubblici, oltre a non prevedere risorse per il rinnovo dei contratti e non parificare i tempi di erogazione del Tfr con il settore privato. Penso che ci sia più di una ragione per andare in piazza come abbiamo ribadito al presidente Conte. Oggi poi la situazione è più complessa perché ormai diverse dichiarazioni, non ultimo le valutazioni di Banca d’Italia, ci dicono che la recessione sta diventando non solo uno spauracchio ma qualcosa di più concreto dietro l’angolo. La crescita sta rallentando. Qui occorre riscrivere la manovra e mettere in campo interventi davvero forti e straordinari, di investimenti privati ma anche pubblici, per rimettere in moto la crescita se non vogliamo tornare alla situazione grave e complicata di qualche anno fa.

Qualcuno ha detto che la vostra mobilitazione è tardiva?
Abbiamo scelto di svolgere la manifestazione sulla base di una piattaforma molto dettagliata e dopo aver sentito migliaia di lavoratori privati e pubblici in tantissime assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori. La nostra protesta sarà esclusivamente sindacale e non ha motivazioni politiche. Noi non vogliamo fare cadere i Governi. Le motivazioni per una grande mobilitazione oggi ci sono tutte, vedremo dopo se la linea economica del governo cambierà. Ecco perché speriamo davvero che alle dichiarazioni di disponibilità di Conte di aprire tavoli di confronto sui temi più importanti seguiranno anche i fatti. Noi siamo pronti ad aprire il confronto per una riforma fiscale a favore dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, a discutere come sbloccare le tante grandi e medie opere, con un piano che metta al centro il lavoro, gli investimenti, una vera riforma delle pensioni e della pubblica amministrazione. Speriamo davvero che dopo la nostra mobilitazione, questa volta i tavoli si concretizzino.

L’esecutivo gialloverde sostiene che il Reddito di cittadinanza porterà a una diminuzione del numero delle persone senza lavoro e che la Flat Tax incentiverà la lotta nei confronti della povertà e dell’evasione fiscale. Perché non siete d’accordo?
Il reddito di cittadinanza può essere efficace se si creano le condizioni per creare posti di lavoro. Ma questo sarà molto difficile visto che tale misura non è stata accompagnata, nella Legge di bilancio, da adeguati investimenti per la crescita e in particolare dallo sblocco dei cantieri e delle infrastrutture. Il Reddito di cittadinanza potrà incrementare certamente i consumi ma rischia poi di incrementare forme di assistenzialismo soprattutto nei settori più a margine e nei territori disagiati. E’ giusto il potenziamento dei Centri per l’Impiego, che devono finalmente diventare lo strumento per offrire sostegno a tutte le persone in cerca di occupazione, non soltanto a chi è al di sotto di certe soglie Isee. Ma siamo perplessi sull’inserimento dei “navigator” con nuovi contratti di collaborazione, che andranno, paradossalmente, ad ampliare il bacino dei precari già presenti nei Centri. Quanto alla flat tax, per il momento riguarda solo la fascia dei lavoratori autonomi e delle partive iva. Nulla in contrario. Ma nessun lavoratore e pensionato ne usufruirà. La riforma fiscale e la lotta all’evasione meritano un intervento più equo e complessivo di redistribuzione fiscale, considerato che il 90 per cento delle entrate dell’erario provengono proprio dai lavoratori e pensionati.

Come avete valutato il decreto su quota 100?
Le possibilità di andare in pensione con “Quota 100”, con cui si chiede un minimo di 62 anni di età e 38 anni di contributi, rappresenta sicuramente un’opportunità per molte lavoratrici e lavoratori, ma il sistema previdenziale dovrà continuare ad essere riformato. Lo abbiamo detto ieri sera a Conte con chiarezza. Tante donne e tanti lavoratori discontinui non riusciranno ad accedere a “Quota 100” perché 38 anni di contributi sono tanti e mancano meccanismi compensativi per queste situazioni. Abbiamo confermato al Governo le nostre richieste: aprire un confronto per la pensione contributiva di garanzia dei giovani che vada oltre la misura della “facoltà di riscatto” prevista nel decreto, la pensione con 41 anni a prescindere dall’età per tutti, agevolare la pensione per chi svolge lavori gravosi e riaprire la Commissione di studio specifica che era stata prevista nella precedente legge di stabilità, tutelare dal punto di vista previdenziale il lavoro di cura, trovare una soluzione definitiva per gli esodati, promuovere davvero la previdenza complementare rafforzando le agevolazioni fiscali e riaprendo un semestre di silenzio-assenso, rafforzare il ruolo delle parti sociali nella governance degli enti di previdenza

Come giudicate gli ultimi dati dell’Istat, che indicano una lieve diminuzione del tasso di disoccupazione al 10,5% a novembre?
Il lavoro continua ad essere la prima emergenza sociale del paese. Non è un piccolo scostamento che oggi può risolvere il problema, considerato poi che abbiamo avuto in questi anni un aumento costante del lavoro precario ed instabile. Occorre una politica economica che favorisca gli investimenti pubblici e privati, rendendo più vantaggiosa l’assunzione a tempo indeterminato. Ecco perché c’è bisogno di un tavolo di confronto serio con il Governo. Il lavoro non si crea introducendo nuove norme come è accaduto con il decreto dignità, che sta provocando non pochi problemi. Tante realtà produttive hanno cominciato a non rinnovare i contratti a tempo determinato. Molte aziende preferiscono licenziare ed assumere nuove persone. Una tendenza che colpisce soprattutto le fasce del lavoro debole e scarsamente qualificato, che invece andrebbe difeso e tutelato.

C’è, a vostro giudizio, un livello di esasperazione sociale talmente elevata, in Italia, da generare proteste e tensioni come in Francia?
La situazione francese è molto diversa da quella italiana. In Francia i corpi sociali e collettivi si sono molto indeboliti in questi ultimi anni e le forme di protesta assumono quindi i caratteri di una rivolta sociale, senza una piattaforma chiara e coerente. In Italia il sindacato è ancora forte ed è in grado di canalizzare la protesta verso obiettivi concreti e raggiungibili, come faremo ‪il 9 febbraio con la nostra manifestazione le cui basi sono nel documento comune di Cgil, Cisl e Uil che abbiamo consegnato al Governo.

Che cosa pensa delle stime di Bankitalia che indicano la recessione del nostro paese e quindi il taglio delle stime di crescita, del PIL, per quest’anno dello 0,4%?
E’ l’ennesimo segnale poco incoraggiante per la nostra economia dopo il calo registrato nella produzione industriale. Ecco perché siamo molto preoccupati e lo diremo con forza ‪il 9 febbraio a Roma nella nostra manifestazione: dietro questi dati ci sono la sicurezza lavorativa di migliaia di lavoratori e il destino di milioni di famiglie. Non bisogna sottovalutare i venti di recessione che provengono anche a livello internazionale da scelte sbagliate e da un clima complessivo di riduzione degli investimenti. Occorre una risposta chiara del nostro Governo sui temi dello sviluppo. Per questo ci mobiliteremo. Senza fare sconti a nessuno, come la Cisl ha sempre fatto.

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