L’orrore a Gaza, tra i morti anche una neonata

Focus

Le proteste di ieri hanno provocato sessantuno morti e 2700 feriti. Nella giornata di oggi continuano gli scontri a Gaza e in Cisgiordania

Sessantuno morti, un numero sempre crescente di feriti. Gli ultimi scontri nella Striscia di Gaza stanno raggiungendo numeri particolarmente cruenti. La ricorrenza della Nakba, la “catastrofe” per gli arabi, – che vivrà il settantesimo anniversario proprio oggi – con il colossale esodo di 700 mila palestinesi dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948. E l’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme hanno esasperato ancor di più gli animi.

Gli scontri di ieri

Sessantuno morti – otto hanno meno di 16 anni – e oltre 2.700 feriti è il bollettino di quello che molti hanno ribattezzato una carneficina. L’esercito israeliano è intervenuto pesantemente, come già aveva fatto nelle precedenti occasioni, con tutti i mezzi possibili. Cecchini, bombardamenti aerei e non, gas lacrimogeni e quant’altro. Il mondo è sconvolto e la notizia della morte della piccola Leila al-Ghandour (di soli 8 mesi)  deceduta dopo aver respirato i gas lacrimogeni scagliati contro i manifestanti dall’esercito.

La giornata

Dopo il bollettino di guerra di ieri nella giornata di oggi il conflitto si è attenuato. Continuano le proteste a Gaza, a cui si sono aggiunte almeno 18 manifestazioni in Cisgiordania. Al momento si ha notizia solo di una nuova uccisione a Gaza, che fa salire il numero delle vittime a 62. La notizia della morte della piccola Leila (di soli 8 mesi), deceduta dopo aver respirato i gas lacrimogeni scagliati contro i manifestanti dall’esercito, ha scosso le coscienze del mondo.

Le preoccupazioni per i prossimi giorni

I tre giorni di lutto proclamati per piangere i morti non lasciano molte speranze ad un raffreddamento della situazione.  L’Autorità nazionale palestinese, per bocca del suo presidente Abu Mazen, ha  denunciato il “massacro” e le “oltraggiose violazioni dei diritti umani”. Si teme che gli scontri possano coinvolgere anche i territori della Cisgiordania. Infatti anche palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est osserveranno uno sciopero generale in seguito alla uccisione da parte dell’esercito israeliano di circa 60 dimostranti palestinesi ieri al confine di Gaza. La protesta (che include tre giornate di lutto) è diretta anche contro il trasferimento a Gerusalemme dell’ambasciata Usa. Chiusi negozi e scuole.

Le reazioni del mondo

Naturalmente quanto accaduto ha suscitato le reazioni diverse dei leader mondiali. Il mondo arabo si scaglia contro Israele, e riassuntivo dell’umore è il tweet del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, che accusa durissimo: “Il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo durante una protesta nella più grande prigione a cielo aperto. Nel frattempo, Trump celebra il trasferimento illegale dell’ambasciata Usa ed i suoi collaboratori arabi cercano di distogliere l’attenzione”.

Anche l’Europa condanna Israele,  l’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha sollecitato la “massima moderazione. Decine di palestinesi, compresi bambini, sono stati uccisi e centinaia feriti dal fuoco di Israele, durante le proteste di massa vicino alla barriera di Gaza. Ci aspettiamo che tutti agiscano con la massima moderazione per evitare ulteriori perdite di vite”.  Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato “le violenze delle forze armate israeliane contro i manifestanti” in un colloquio telefonico con Abu Mazen e il re giordano Abdullah II. Ha inoltre ribadito le critiche agli Stati Uniti per la decisione di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme. Mentre la premier britannica Theresa May ha invitato alla “calma e alla moderazione per evitare azioni distruttive degli sforzi di pace”. Dall’altra parte Donald Trump, attraverso un portavoce della Casa Bianca, si schiera con Israele dando la colpa di quanto accaduto ad Hamas: “La responsabilità di quanto sta accadendo è chiaramente di Hamas che sta intenzionalmente provocando la risposta di Israele”. L’ambasciatrice permanente degli Usa all’Onu, Nikki Haley afferma: “Israele ieri ha agito con moderazione ieri a Gaza. Mi rallegro con gli israeliani per tutto quanto hanno ottenuto nei loro 70 anni. Gerusalemme è la capitale di Israele, lo è sempre stata”.

Le proteste formali per quanto sta accadendo sono molte, alcune nazioni, come il Sudafrica, hanno deciso di ritirare gli ambasciatori, mentre la Turchia ha deciso di espellere temporaneamente l’ambasciatore israeliano. Da parte sua Israele annuncia che tra le vittime sono stati colpiti almeno 24 terroristi pronti a compiere attacchi. L’Onu ha richiamato Israele invitandolo a “calibrare l’uso della forza, deve proteggere i suoi confini ma farlo in modo proporzionato. Mentre Hamas non deve usare le proteste per mettere bombe e compiere atti provocatori”.

Intanto il governo palestinese ha chiesto all’Unhrc “di organizzare un incontro urgente per decidere l’invio di una missione internazionale per investigare sui crimini commessi dalle forze di occupazione militare contro gente inerme”. Il governo di Rami Hamdallah ha detto di ritenere Israele e l’amministrazione Usa responsabili “del massacro che ha avuto luogo contro il popolo palestinese della Striscia”.

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