Genova un anno dopo: in silenzio, fra dolore e polemiche

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Genova commemorazione ponte morandi

Alle 11.36 Genova si è fermata per ricordare le vittime, i feriti, gli sfollati causati dal crollo del Ponte Morandi. Il capo dello Stato Mattarella: “Nulla può estinguere il dolore di chi ha perso un familiare o un amico a causa dell’incuria, dell’omesso controllo, della consapevole superficialità, della brama di profitto”.

Alle 11.36 Genova si ferma. Un anno fa, alla stessa ora, il boato cupo del ponte Morandi che crollava: la pila 9 del viadotto Polcevera (questo il nome ufficiale) sprofondava nel vuoto, portandosi dietro 200 metri di strada e decine di persone. Oggi un minuto di raccoglimento per ricordare le vittime, i feriti, gli sfollati, nono solo nel luogo della cerimonia, dove avvenne il crollo, ma anche nei luoghi dedicati al divertimento e allo svago, come le spiagge, dove tutti osservano un minuto di silenzio che ferma il turismo ferragostano.

Una città muta, tutta intera, un minuto rotto soltanto dal suono dolente delle campane delle chiese della città e dal fischio delle sirene delle navi attraccate al porto. In silenzio, nel capannone della nuova Pila 9, dove il Comune di Genova ha organizzato la cerimonia per ricordare la tragedia e dove l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, celebrerà la messa, ci sono, fra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, accompagnato dall’ex guardasigilli, il ligure Andrea Orlando.

A fine minuto, c’è un lungo, toccante applauso. Nel cielo si lanciano palloncini bianchi e si gettano rose nel greto del rose nel greto del torrente Polcevera. Si per ricordare le vittime.

Il capo dello Stato incontra una delegazione dei parenti delle vittime; stamattina sul quotidiano genovese Il Secolo XIX c’è una sua lettera, dove sottolinea che “nulla può estinguere il dolore di chi ha perso un familiare o un amico a causa dell’incuria, dell’omesso controllo, della consapevole superficialità, della brama di profitto“.

Per Mattarella, “tragedie come quella del Ponte Morandi non devono ripetersi mai più. La presenza, oggi, delle più alte istituzioni a Genova ha il significato di testimoniare unanime sostegno, non solo a parole, a una città e alla tenacia dei suoi abitanti che hanno diritto alla rinascita economica e sociale“.

Twitta il segretario del Pd Nicola Zingaretti:”Oggi sono a Genova per ricordare e onorare le vittime della tragedia di un anno fa, perché non si ripeta mai più. Si cerchi la verità e si faccia giustizia. #PonteMorandi #genovanelcuore“.

La commemorazione di oggi è un modo per manifestare il cordoglio e la solidarietà della città ai parenti delle vittime, ma la tensione è ancora alta.

Molti familiari hanno deciso di non partecipare alla commemorazione istituzionale.
Oggi Autostrade per l’Italia pubblica, su alcuni quotidiani nazionali e sui giornali liguri, una lettera aperta come messaggio di vicinanza della società per Genova: “Ad un anno dalla tragedia del Ponte Morandi, – si legge – il consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia, quello di Atlantia e i lavoratori di tutto il gruppo rinnovano il cordoglio e la compassione piu’ sincera per le vittime del crollo e per il dolore dei loro familiari“.
Evidentemente l’inserzione pubblicata serve a ben poco, se, poco prima dell’inizio della commemorazione, la delegazione di Atlantia – la holding che controlla Autostrade per l’Italia – deve lasciare la cerimonia per esplicita richiesta dei familiari delle vittime.

Ricordo, commemorazione ma anche polemiche, dunque. Non, però, verso il presidente della Repubblica che è accolto dagli applausi dei rappresentanti delle istituzioni e dei parenti delle vittime. E non verso i Vigili del Fuoco. Ricorda ai giornalisti il comandante dei vigili del fuoco di Genova Fabrizio Piccinini “E’ stato l’intervento del genere più grande livello nazionale, 70 vigili del fuoco arrivarono nel primo quarto d’ora dopo la tragedia, salirono a 350 nelle prime 3 ore, l’immagine più forte che mi è rimasta dentro è l’enorme cumulo di macerie che ci si è presentato davanti, la voglia, la volontà, la forza di riuscire a portare soccorso a coloro che potevano essere coinvolti per salvare delle vite umane, i miei uomini lavorarono allo stremo. L’applauso ai funerali ci ha toccato il cuore, non siamo eroi siamo persone normali“.

La cerimonia di commemorazione inizia con la lettura dei nomi delle 43 vittime. Poi il cardinal Bagnasco celebra la santa messa.
Abbiamo incisi nel cuore quei giorni – rammenta il presule nell’omelia – quell’apocalisse che ci ha lasciati senza respiro, che ci ha fatti sentire svuotati, come se tutto – d’improvviso – fosse precipitato nel buio. Come in quei momenti di lutto, la città rinnova il suo abbraccio ai familiari delle vittime: siamo consapevoli che nessuno di noi può colmare il vuoto dei loro cari, ma umilmente e, con grande rispetto, vogliamo stringerci a loro perché non si sentano troppo soli. Anche le parole del Santo Padre Francesco ci fanno sentire il suo affetto e la sua vicinanza: di cuore lo ringraziamo“.

Alla vicinanza delle istituzioni civili e religiose, risponde Egle Possetti, rappresentante dei familiari delle vittime, che nel crollo perse nel crollo la sorella Claudia, che morì insieme con il marito e i due figli: “Un anno fa sotto quel ponte abbiamo perso un pezzo del nostro cuore – ha detto nel suo intervento alla commemorazione – con la morte assurda di 43 persone. Non possiamo pensare di non abbracciarli più, ma per la loro memoria dobbiamo avere a cuore la ricerca della verità. La loro è stata una condanna a morte senza possibilità di appello. Non possiamo restare inermi, chiediamo ai nostri rappresentanti un segnale concreto. Chiediamo con forza la modifica di norme di legge affinché i processi siano brevi, e perché reati di tale gravità non possano essere prescritti. Vogliamo giustizia“.

(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

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