Gentiloni: “I candidati avranno senso di responsabilità”

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Il Partito Democratico si riorganizza dopo che Marco Minniti ha deciso di ritirare la sua candidatura per il Congresso dem

Sono ore febbrili quelle che sta vivendo il Partito Democratico dopo che Marco Minniti ha deciso di ritirare la sua candidatura.

L’ipotesi di un congelamento del congresso (o meglio di una processo congressuale non belligerante) viene rilanciata dall’ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni  che ribadisce di essere impegnato a rafforzare l’opposizione. “Il governo nazionalpopulista abbina incertezza economica e isolamento internazionale. L’opposizione ha bisogno di un Partito Democratico forte e unito. Questo deve essere l’obiettivo del Congresso. In un momento così delicato faccio appello – conclude Gentiloni – al senso di responsabilità di tutti e sono certo che i candidati alla segreteria si muoveranno in questa direzione”.

Chi guarda invece con attenzione all’area che sosteneva Minniti è naturalmente Maurizio Martina che esclude un congresso con una sola ipotesi in campo e invita tutti  ad abbandonare i tatticismi.

Archiviata l’opzione dell’addio imminente di Renzi al Pd per aprire un nuovo percorso, c’è però ancora chi immagina qualcosa come una separazione consensuale in cui l’ex premier possa attrarre voti e consensi da portare in dote in una possibile alleanza democratica.

Ma intanto ci si riorganizza, si sondano possibili strade e ci si confronta con lo sguardo rivolto al 3 marzo 2019, data in cui si terranno le primarie. Al momento sono 6 i candidati: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina, Francesco Boccia, Dario Corallo, Maria Saladino e Cesare Damiano. Il 12 dicembre è il termine ultimo per la presentazione delle candidature.  Non si può quindi escludere che l’area politica che faceva riferimento a Minniti (e a Renzi) si riorganizzi con un nuovo nome.

A questo punto si fa sempre più forte la posizione di Nicola Zingaretti. Il Governatore del Lazio fa appello a sostegno di un “grande progetto unitario”, anziché alla nascita di “piccoli gruppi”. Anche se nell’incertezza del momento fa capolino la proposta che Carlo Calenda lancia via twitter: Credo sia venuto il momento di un time out. Gentiloni, Renzi, Zingaretti, Martina e Bonono dovrebbero sedersi intorno a un tavolo (non da pranzo) per capire davvero cosa vogliamo fare nei prossimi mesi: Opposizione e Europee. Non mi pare così difficile”.

Tra chi spera (e scommette) che i nomi dei candidati si fermino a 6 c’è Francesco Boccia. Secondo lo Statuto del Pd, infatti, possono accedere alle primarie solo i primi tre candidati che ottengono almeno il 5% dei voti tra gli iscritti, mentre dal quarto in poi è necessario il 15% dei consensi. Il primo caso – calcoli alla mano – molto più fattibile.

La strada per le primarie del Pd è insomma ancora lunga e tortuosa.

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