Gentiloni: “Accetterei il ruolo di presidente del Pd”

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L’ex premier rende nota la sua disponibilità ad accettare un nuovo incarico nel Pd

“Io accetterei tutto quello che può essere utile per il Pd, da un lato senza immaginare che per dare una mano significhi per forza essere il numero uno, e dall’altro lato a federare, raccogliere forze. Mi piacerebbe dare una mano a un nuovo centro sinistra, il Pd guai a chi ce lo tocca perché è una cosa importante, ma non basta”. Con queste parole Paolo Gentiloni, questa mattina a Omnibus su La7, rende nota la sua disponibilità ad accettare un nuovo incarico nel Pd, in particolare quello del Presidente.

“Io sto con il Pd, due dei tre candidati sono miei ex ministri, uno in particolare, Minniti, ha fatto un gran lavoro, ma Zingaretti ha il vantaggio di essere una proposta con un tasso di novità maggiore”. E dal candidato e presidente della Regione Lazio, la notizia viene accolta con molto entusiasmo: “La sua disponibilità, per quanto mi riguarda, è una ottima notizia, per il Pd e per il Paese”.

Già questa mattina Paolo Gentiloni aveva detto la sua sulla situazione politica del governo e sul futuro del Pd

La decisione di non ratificare il Global compact è incredibile. Nel momento in cui c’è un consenso globale, che chiede ai Paesi ricchi di impegnarsi ad accogliere un certo numero di migranti e ai Paesi di provenienza di accettare accordi di rimpatrio, Salvini decide che il governo deve seguire Orban e la Repubblica ceca tirandosi fuori. Peccato che a loro l’accordo non interessi, a noi sì”. A dirlo è l’ex premier Paolo Gentiloni, in un’intervista a Repubblica in cui auspica un asse Pd-M5S in Parlamento sul Global compact. Ma, osserva, “purtroppo l’iter del decreto sicurezza racconta una storia opposta, con il dissenso dei 5 Stelle che viene assorbito e il resto della destra che si accoda alla linea Salvini”.

Ormai la strada è chiara: quella di Matteo Salvini è una “piccola strategia della tensione”. “Abbiamo un governo che invece di risolvere i problemi li cavalca. Salvini aveva avuto in eredità un crollo degli sbarchi, avrebbe potuto mettersi al lavoro per risolvere la situazione”, invece “si culla sugli allori dei nostri risultati e non fa nulla per i rimpatri, che in questi mesi sono diminuiti. Toglie decine di migliaia di persone da percorsi di integrazione, ma non li rimanda nei Paesi di provenienza. Li confina nell’illegalità”, che è “carburante per il proprio consenso”.

Per questo Gentiloni non può accettare la teoria secondo cui la Lega sarebbe portavoce di un populismo “buono”. “Nell’isolamento economico, che ha già prodotto conseguenze molto significative sui nostri conti pubblici e sui bilanci delle nostre famiglie, ha pesato certamente il populismo velleitario e confuso dei 5 stelle, ma ha pesato almeno altrettanto il populismo nazionalista, di totale isolamento in Europa e nel Mediterraneo, di Salvini”. Gentiloni si augura quindi un asse Pd-M5S contro la Lega: “Io sono favorevole al confronto in tutte le direzioni. Penso sinceramente che se uno interpreta l’attività istituzionale e parlamentare con un rifiuto pregiudiziale del confronto, meglio che cambi mestiere. La mia conclusione dall’esperienza di questi primi sei mesi, comunque, è che alla fine la linea sia dettata dal ministro dell’Interno”.

“Dal mio punto di vista, aggiunge Salvini, siamo arrivati ad affrontare un po’ in ritardo temi come l’identità minacciata dai flussi migratorie le paure per gli stranieri” e così  molti italiani hanno finito per vedere nella sinistra una specie di elite cosmopolita, non troppo legata alle radici nazionali. Oltre che comprendere le paure, il compito dei progressisti dovrebbe essere invitare a superarle.

 

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