La Germania contro le fake news: multa da 50 milioni per bufale e diffamazione online

Focus

Secondo le statistiche raccolte Twitter avrebbe cancellato solo l’1% dei contenuti offensivi segnalati dagli utenti. Facebook il 39%. Meglio Youtube con il 90%

La Germania prosegue la sua battaglia contro le false notizie con il pugno di ferro. Quello che potrebbe venire approvato dal paese guidato da Angela Merkel è uno dei provvedimenti più duri mai previsti da un stato europeo. Il governo tedesco ha infatti presentato una bozza di legge che impone multe fino a 50 milioni di euro alle piattaforme che dovessero non cancellare i discorsi di incitamento all’odio o le fake news, cioè le nostrane bufale che, con motivi e scopi diversi, circolano in rete.

Spinti dalla paura che quanto sia accaduto negli Stati Uniti si ripeta anche in Germania in occasione della prossima tornata elettorale, l’esecutivo tedesco è corso ai ripari denunciando l’impegno troppo blando da parte dei principali social network nel contrastare il fenomeno sempre più dilagante. L’accusa del ministro della Giustizia, Heiko Maas, è che i social media stiano facendo troppo poco per ripulire le proprie piattaforme dai post contenenti calunnie e incitamenti all’odio razziale: “Sono troppo pochi i contenuti criminali che vengono rimossi e, in ogni caso, non vengono cancellati in tempi sufficientemente brevi”, ha commentato il ministro al Financial Times.

Nello stesso articolo Maas cita i dati relativi alla moderazione sui più diffusi social network forniti da Jugendschutz, un’organizzazione che si occupa della tutela dei bambini e degli adolescenti. Secondo le statistiche raccolte Twitter avrebbe cancellato solo l’uno per cento dei contenuti offensivi segnalati dagli utenti. Un po’ meglio avrebbe fatto Facebook, con il 39 %, mentre Google si dimostra il più attento con un 90 % di contenuti offensivi rimossi da YouTube.

Oltre ai provvedimenti passivi, che prevedono le multe salate per le aziende che non intervengono sui propri contenuti, la bozza di legge prevede che i social network si dotino di funzioni, semplici e immediatamente visibili, per permettere agli utenti di denunciare contenuti che non rispettano la policy condivisa. Le piattaforme dovranno inoltre cancellare o bloccare tutti i contenuti chiaramente criminali entro 24 ore, mentre per quelli che richiedono un’attività investigativa la rimozione è prevista nell’arco dei 7 giorni. In ogni caso gli utenti dovranno essere immediatamente informati di ogni decisione presa, mentre la cancellazione vale anche per copie dell’originale e qualsiasi ulteriore diffusione.

E’ chiaro che un intervento di questo tipo richiede un sforzo notevole da parte delle aziende. Non solo dal punto di vista degli investimenti necessari, ma anche dal punto di vista della fattibilità e dell’efficacia di un’operazione simile. La mole di notizie da monitorare, verificare ed eventualmente cancellare è enorme e non sempre un algoritmo automatico può essere una soluzione al problema. Senza considerare poi le implicazioni che un intervento così massiccio e tempestivo possono scaturire sotto il profilo della libertà di stampa e di opinione. Il rischio – per chi contesta il provvedimento – è che si torni alla vecchia questione: chi controlla il controllore?

 

*Nella foto il ministro Heiko Maas (Ansa)

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