Giachetti: “L’unità ci deve essere dopo il Congresso, una volta discusso e scelto”

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Roberto Giachetti in un intervento molto accalorato ha illustrato la sua mozione. Duro attacco a Nicola Zingaretti e a chi vuole cancellare il lavoro fatto

Il primo a parlare dei tre candidati alle primarie è Roberto Giachetti. L’inizio è dedicare ai ringraziamenti: “Voglio ringraziare tutti, innanzitutto il Partito democratico, i suoi dipendenti che nelle condizioni difficili date hanno garantito lo svolgimento corretto di questo Congresso e grazie a coloro che hanno sostenuto la mia candidatura, che si sono impegnati e hanno permesso questo risultato. Voglio ringraziare i candidati, Nicola e Maurizio, ma sopratutto Maria, Dario e Francesco”.

Poi continua con una stoccatina a Zingaretti che giorni fa aveva parlato di ‘un partito di macerie’:  “Centonovantamila votanti tra i nostri iscritti. E’ una cosa meravigliosa, e alle primarie saranno ancora di più. Guardate le primarie farsa della Lega con diecimila persone, o i trentasettemila click per indicare il leader del M5s. Il nostro percorso partecipato non ha paragoni. E dico Basta anche al nostro interno, non ci sono macerie all’interno del nostro partito. Ci sono persone che si confrontano e combattono anche per noi e che dobbiamo aiutare. Basta dire di noi cose che nemmeno i nostri avversari hanno il coraggio di dire”.

E poi un invito agli sfidanti: “Io a Maurizio e Nicola faccio l’invito di fare dibattiti insieme per consentire che cresca l’attenzione per queste primarie. Spieghiamo alla nostra gente le nostre ragioni. Chiediamo alle televisioni di fare confronti tra noi, accendiamo il faro sulle primarie affinché appassioni le persone”.

Sul congresso e sull’unità Giachetti ha una visione diversa rispetto a quanto detto in mattinata: “Io vorrei che tra noi ci dicessimo una cosa chiara, il momento del Congresso non è il momento dell’unità, ma quello in cui devono emergere le nostre diversità. Se non ci fossero posizioni diverse ci sarebbe un solo candidato. L’unità ci deve essere dopo il Congresso, una volta discusso e scelto. L’unità che non c’è stata nei cinque anni scorsi e che è l’unica che io riconosco all’interno del partito”. Posizione che ha tuttavia suscitato la standing ovation della sala.

Poi ancora una stoccata a Nicola Zingaretti e alle tante contraddizioni, che secondo Giachetti, sono presenti all’interno dei sostenitori della sua mozione: “Io non ho appoggi parlamentari. Nelle altre mozioni ci sono schiere di parlamentari. Io mi chiedo, senza voler essere divisivo, come si può avere delle mozioni dove c’è tutto e il contrario di tutto. Come possono stare insieme chi ha realizzato il Jobs act e chi vuole cancellare, dove c’è chi come Marco Minniti ha fatto una straordinaria politica sull’immigrazione e chi lo considera uno schiavista. Come può stare insieme il mio presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e chi ritiene che l’operato di quel governo è senza appello. E’ un problema che non riguarda me, ma che deve emergere. Dobbiamo dirci come stanno le cose”.

E conclude con un duro attacco ai ministri e i parlamentari che sostengono Maurizio Martina e Nicola Zingaretti: “Noi pensiamo che la risposta ai problemi del Paese sia stata già tracciata e dev’essere implementata. Voglio fare un appello a tutti i parlamentari che appoggiano le altre mozioni, il lavoro che serve a questo Paese è il vostro lavoro. La nostra mozione dice che noi rivendichiamo il lavoro fatto al governo. Noi difendiamo le riforme che hanno fatto la storia di questo Paese, noi a differenza delle altre mozioni che sostenete difendiamo il lavoro che parlamentari e ministri hanno fatto nella passata legislatura”.

“E poi sulle alleanze, vogliamo dire agli elettori quali sono le alleanze che vogliamo fare. Il campo è lo stesso, gli unici nel nostro campo che non sono stati nostri alleati erano quelli di Leu. Se mi dite che l’allargamento delle alleanze significa allearsi con loro, io dico senza di noi”.

In conclusione, Giachetti ha annunciato che conAnna Ascani aprità la campagna per le primarie a Danzica, la città dove circa un mese fa è stato ucciso il sindaco oppositore del governo polacco.

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