Basta tatticismi, si parli chiaro all’Assemblea del 21

Focus

“I favorevoli all’intesa con il M5s forse stanno aumentando, parlino chiaro davanti ai nostri elettori”

Io sono per il dialogo, sempre.

Ma per me dialogare è spiegare all’altro le ragioni del mio convincimento e delle relative scelte.
L’insulto, la facilità e la volgarità, con cui si da del mafioso o del ladro non fanno parte della politica per come l’ho sempre vissuta io.

Io ti parlo, mi confronto con te, rispettandoti, riconoscendo la dignità delle tue posizioni per darti ragione delle mie.

Questo per me è dialogo. E su questa strada, chiunque, mi troverà al suo fianco.
Se invece per dialogo intendiamo la possibilità di mettere in discussione la nostra cultura, le nostre parole, le nostre idee, allora no, mi dispiace, ma non ci siamo.

Quando parliamo agli elettori durante la campagna elettorale abbiamo il dovere di farlo con il massimo rispetto. Ed è così che ho sempre fatto in tutta la mia vita politica. Le proposte e le promesse fatte non possono essere frasi che lasciano il tempo che trovano.

Vedo che la schiera di coloro che, in vario modo, ritengono che il Pd debba aprire una discussione con il Movimento 5 Stelle sul contratto di governo si va allargando.

Alcuni sono amici da tanti anni, ma la sostanza, per me, non cambia.

Ho ragione di credere che da qui all’assemblea nazionale del 21 aprile il gruppo si allargherà. E penso che alla fine questo dibattito possa davvero essere utile se lì, nel momento più sovrano delle nostre decisioni, questa posizione troverà un’assunzione di responsabilità politica chiara e diretta.
Ci aiuterebbe a porre fine ad infiniti tatticismi e ad improprie discussioni (peraltro con toni e volgarità tra di noi davvero risparmiabili).

Un bel dibattito, vero, sincero, non sui social network, ma vis à vis, davanti alla nostra gente, su quale debba essere il ruolo del Pd nei prossimi mesi.

Ecco, mi auguro davvero che il 21 aprile possa essere l’occasione nella quale ciascuno ci mette la faccia.
Ed io, posso garantire, che la mia, per quel che vale, non la farò mancare.

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