Il giallo dei fondi russi alla Lega, ipotesi di reato: “Corruzione internazionale”

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Salvini: “Non so con chi parla la gente e perché lo faccia”

“Mistificazione, inganno, falsità, mascalzonata, ecco cos’è”: Gianluca Savoini, capo dell’associazione Lombardia-Russia e protagonista dell’audio pubblicato da BuzzFeed sui presunti fondi russi alla Lega, respinge ogni accusa. “Oggi come oggi non serve molto per manometter un file, tagliare frasi, alterare la voce”, ha affermato in un’intervista a Repubblica, “è malafede, una porcheria, anche perchè chi l’ha fatto non ha mica la prova del versamento su un conto corrente. Non c’è niente perchè non c’è stata neanche l’intenzione di fare niente del genere”.

Ex collaboratore di Roberto Maroni, già fedelissimo di Umberto Bossi e poi di Matteo Salvini ora però riceve il ben servito dal Capitano che prende decisamente le distanze. Salvini non ci sta e infatti minaccia. “Ho già querelato in passato, lo farò anche oggi: mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia”, garantisce. “Quando andai in Russia c’erano decine di imprenditori con me: rispondo di quello che faccio io”,  ha detto ai giornalisti che lo incalzano sul ruolo di Gianluca Savoini. “Io non so la gente con chi parla e perché parla. Non ho mai chiesto di chiedere alcunché”. E sul perché sia uscita proprio ora questa notizia, glissa: “Non credo nei complotti”.

A rincarare la dose Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia: “Sono da tanti anni nella Lega, penso di essere abbastanza vicino a Matteo Salvini e Savoini neanche lo conosco. Abbiamo un Consiglio federale dove siedono alcuni rappresentanti delle Regioni italiane, e Savoini non c’è”.

“Salvini in questa vicenda non c’entra niente, ero io li’ e non lui, se la prendessero con me”, ha insistito Savoini che non esclude si sia trattato di “una trappola” per “rompere le scatole” al vicepremier: “Qualcuno che viene da te, ti fa delle domande, parla e poi passa tutto a dei giornalisti”.

Il Pd chiede chiarezza ed è stato scontro in Senato tra i dem e la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati. I senatori Pd hanno presentato tre interrogazioni chiedendo che il ministro Matteo Salvini si presentasse a Palazzo Madama per chiarire i suoi rapporti con i russi, ma in Aula la presidente, più volte interrotta dalle opposizioni, ha spiegato di averle dichiarate inammissibili, e quindi respinte, in quanto “il Senato non può essere il luogo del dibattito che riguarda pettegolezzi giornalistici”.

Eppure l’ipotesi di reato formulata dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e dai pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro nel fascicolo sui presunti fondi russi alla Lega è di corruzione internazionale. Il settimanale ‘L’Espresso’, a febbraio scorso aveva parlato dell’incontro al ‘Metropol’ ma da parte della Lega, l’inchiesta era stata ritenuta fantasiosa. Lo stesso Savoini aveva dichiarato all’agenzia di stampa ufficiale russa ‘Sputnik’, di non aver mai partecipato ad alcun incontro finalizzato ad un negoziato.

Una presa di distanze era stata assunta anche da ENI che in una mail scriveva: “ENI ribadisce con forza che non ha preso in alcun modo parte a transazioni che puntino a finanziare partiti politici. Per di più, l’operazione di fornitura descritta non ha mai avuto luogo”.

Chi siano gli altri italiani che avrebbero preso parte al presunto negoziato, non è dato da sapere. Si conoscono solo nomi di battesimo: Luca e Francesco mentre i tre russi si chiamerebbero Ilya, Yuri e Andrey. Durante l’incontro, i russi fanno capire che nell’operazione sarebbero coinvolte altre alte personalità, facendo intendere che quello del ‘Metropol’ non sarebbe stato che il primo di una serie di incontri.

Che la Russia sia stata protagonista di sospetti sostegni ai movimenti sovranisti europei, non è una novità. Marine Le Pen è stata accusata di aver incassato 11 milioni di euro nel 2014, provenienti da banche russe. La Le Pen aveva spiegato che si era trattata di una transazione commerciale e non politica. Anche Arron Banks, britannico e sostenitore della Brexit sarebbe stato beneficiato da una donazione di 8 milioni di sterline da impiegare per la campagna relativa all’uscita dall’Unione Europea. Si pensa che dietro, anche stavolta ci siano i russi. Si arriva poi alla nota vicenda che riguarda Heinz-Christian Strache, leader di FPOE, Partito di estrema Destra austriaco che è stato smascherato da un video diffuso dalla ‘Sueddeutsche Zeitung’ che mostra il politico mentre cerca di scambiare contratti pubblici in cambio di un sostegno della Russia: un gesto che lo ha costretto alle dimissioni.

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