Giannini, non paragonarti ai sopravvissuti della Shoah

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Chiara Giannini, autrice del libro “Io sono Matteo Salvini” si paragona ai sopravvissuti ai campi di concentramento

“Ho il massimo rispetto per gli scampati ai campi di concentramento” dice Chiara Giannini, autrice del libro “Io sono Matteo Salvini” che a Torino ha partecipato alla presentazione del volume edito da Altaforte, casa editrice esclusa dal Salone del libro.

L’autrice però non si è fermata e invece di mettere un punto ha proseguito compiendo l’azzardo.

“E’ un capitolo della storia vergognoso che mi addolora moltissimo. Hanno subito una restrizione della loro libertà, la stessa che ora sto subendo io”.

Parole che appiattiscono tutto: la storia, la sofferenza, le morti. Come una pialla che tutto rende liscio è uniforme si vuol far passare sullo stesso piano due situazioni lontane anni luce.

Allora vale la pena di ricordarla quella storia: ammassati in vagoni chiusi, in treni destinatari al trasporto di bestiame, presi a calci e pugni, torturati, violati nella dignità umana, testimoni inermi della morte dei propri figli, fratelli, parenti, compagni. Chi ha vissuto la Shoah (uomini, donne e bambini) veniva privato di ogni libertà e poi ucciso nelle camere a gas.

I (pochi) prigionieri dichiarati abili al lavoro venivano invece spogliati, rasati e rivestiti di una casacca, un paio di pantaloni e un paio di zoccoli. Sul loro avambraccio sinistro era tatuato un numero ed era associato un contrassegno colorato che identificava le diverse categorie di detenuti: ebrei, Rom, Sinti, testimoni di Geova, asociali, omosessuali, criminali e prigionieri politici. Il loro compito da quel momento in poi era lavorare fino allo stremo delle forze per numerose ditte tedesche . Un deportato in queste condizioni, lavorando 12 ore al giorno, sottonutrito, sottoposto al freddo, alle malattie e alle violenze, resisteva in media sei mesi.

Quindi, no. Non è la stessa cosa. E bisogna dirlo chiaramente.

 “Non ho fatto niente di male – ha aggiunto l’autrice – ho semplicemente pubblicato un libro con una casa editrice che può piacere o non piacere. Credo sia veramente vergognoso che un piccolo gruppo di personaggi italiani vogliano imporre il loro punto di vista sugli altri”. Insieme all’autrice anche l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, legale di Chiara Giannini. “Abbiamo già provveduto a diffidare il Salone del Libro – spiega l’autrice – e intenteremo causa civile per chiedere un risarcimento dei danni”. Poi ha minacciato: “Querelerò chi mi accosterà al fascismo. Perché non lo sono”.

Quanto al reato di apologia di fascismo, ha ripetuto Giannini “non esiste in Italia, c’è una sentenza della Corte Costituzionale, esiste semmai il reato di ricostituzione del passato partito fascista”.

Intanto però il terreno culturale su cui poter coltivare quell’erba cattiva è sempre più fertile.

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