La vera lotta alla ludopatia

Focus

Sul divieto di pubblicità introdotto dal decreto cosiddetto dignità è bene chiarire che può rimanere soltanto sulla carta

Se la lotta alla ludopatia è davvero una priorità, allora il governo sia conseguente e coerente: preveda la diminuzione delle entrate dello Stato dal settore e il dimezzamento dell’offerta di gioco, altrimenti il divieto di pubblicità rimarrà soltanto uno slogan.

In questa direzione va il nostro disegno di legge sul riordino del settore del gioco, appena presentato a mia prima firma al Senato, che raccoglie l’eredità del confronto in Conferenza Stato Regioni ed enti locali e del lavoro svolto nella passata legislatura, con il sottosegretario Barretta. Su questo ci aspettiamo che il governo batta un colpo e che si confronti con le opposizioni.

Il disegno di legge del Pd intende riordinare l’intero settore, lasciando in capo allo Stato la regolamentazione del gioco pubblico, in leale collaborazione con le Regioni e con gli enti locali, con cui stringere intese. Gli obiettivi della nostra proposta sono di ridurre l’offerta e la domanda di gioco, dimezzare il numero delle slot e delle sale gioco sul territorio e  tutelare la salute dei cittadini, soprattutto dei minori e dei soggetti più deboli dalle ludopatie, contrastando il gioco d’azzardo patologico.

La qualità dell’offerta e le garanzie di credibilità e sicurezza degli operatori devono aumentare e deve crescere il controllo e la tracciabilità di tutti i flussi finanziari per garantire la legalità e contro il riciclaggio. Prevediamo che la collocazione dei punti gioco, inserita nei piani urbanistici, tenga conto degli indicatori di criminalità anche mafiosa e di degrado sociale dei territori. Proponiamo la responsabilità dei concessionari per tutti gli illeciti compiuti dai soggetti della loro filiera. La formazione degli operatori, l’utilizzo di sistemi tecnologici che aumentano i tempi delle giocate e riducono la spesa e l’identificazione dei giocatori per evitare l’ingresso nelle sale di chi ha comportamenti coattivi e dei minori: tutto ciò è necessario per ridurre i danni che il gioco può produrre.

Sul divieto di pubblicità introdotto dal decreto cosiddetto dignità è bene chiarire che può rimanere soltanto sulla carta, come un annuncio sbandierato sui social. Le sanzioni previste, infatti, possono essere interpretate come semplici multe da pagare, visto che non mettono in discussione l’attività degli operatori. Per questo motivo, sia nel disegno di legge che con emendamenti al decreto, noi proponiamo invece un’articolazione dei meccanismi punitivi, fino alla revoca delle concessioni, misura in grado di costituire un deterrente vero.

E’ bene sottolineare, tuttavia, che il nodo fondamentale per incidere sull’offerta di gioco e quindi anche sulla domanda e sui comportamenti dei cittadini è prevedere una diminuzione progressiva delle entrate per lo Stato provenienti dal gioco. Su questo come Pd abbiamo lavorato nella passata legislatura, intervenendo con la legge di bilancio 2015 sulla riduzione degli apparecchi, dei punti e delle sale gioco. Solo così come legislatori possiamo essere coerenti e non c’è traccia nel decreto dignità di alcun provvedimento che riduca l’offerta di gioco.

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