Giorgia, la macchietta del fascismo

Focus

Voleva essere come Marine Le Pen ma è solo una pallida imitazione. Dicono che non vuole fare il sindaco di Roma ma il ministro economico

Ha creduto di poter essere la Marine Le Pen italiana. Ma Madame è  comunque la figlia del colto e a suo modo augusto padre, è imponente, parla un francese relativamente forbito e privo di inflessioni dialettali. Ha creduto poi di fare con Salvini a chi è più cattivo. Altra impresa improba. Per qualche giorno prima del maledetto 4 marzo alludeva alla possibilità di un premier donna: si è visto com’è finita. Adesso dicono che punti a diventare ministro economico (“sto studiando”), figuriamoci lo spread dove andrebbe. Si dice anche che di fare il sindaco di Roma non avrebbe granché voglia, lavoro pesantissimo e stipendio troppo basso.

In ogni caso, Giorgia Meloni è una protagonista. In una fase politica dominata da Salvini e Di Maio – senza dimenticare Conte – ci sta.

Nel vento cattivo di questi giorni lei si esalta. La famosa adrenalina. Si menano le mani (figurativamente). Si schierano i carabineros sui moli, arrivano i pirati, bombardate! Giorgia si trasforma in Capitan Uncino, sgrana gli occhioni chiari e muove all’attacco, arrestate tutti, distruggete la barca. Lo dice in un video, che – ci permettiamo – forse non è per lei il mezzo propagandistico migliore, le esalta il tratto maligno, lo sguardo torvo.

Giorgia Meloni è una fascista costretta dai tempi ad essere all’acqua di rose. Giorgio (stesso nome) Almirante era un’altra cosa, un fascista storico, reale. Lei è una nipotina discola e arruffata (sbruffoncella, si dice oggi) cresciuta ammirando i camerati belli e forti che menavano e lei era la mascotte di qualche sezione romana di un Movimento sociale che ormai non contava più niente. Di qui un probabile complesso d’inferiorità o comunque di disagio:: donna in un partito soprattutto di maschi.

Fratelli d’Italia (il nome più ridicolo di un partito che si sia mai sentito) non ha un altro futuro se non quello di diventare una corrente della Lega, e lei sarà la vispa segretaria del Capitano. Continuerà a ramazzare nel vocabolario dell’odio politico. A predicare affondamenti, blocchi navali, guerre mondiali. Una versione patetica del Pascoli dell’Italia proletaria. Una macchietta del fascismo. Mala tempora currunt, davvero.

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