Giorgia Meloni, la virgola nera nella politica italiana

Focus

Il negazionismo sulla strage di Bologna ha una ragione politica (i voti) ma anche una personale

Non si sa tutto. Ma parecchio sì (condanne definitive per tre fascisti,  Mambro, Cavallini e Fioravanti). Su questo “delta” fra tutto e parecchio Giorgia Meloni gioca il suo personale negazionismo, volendo dare a intendere che siccome non si sa tutto è come se non si sapesse niente. E invece no. Non solo le sentenza ma tonnellate di studi ci dicono che la strage di Bologna è stata una strage fascista, ultimo e micidiale tassello della storia iniziata a Piazza Fontana, e così è vissuta dall’Italia intera. Ma la domanda politica che va posta è questa: perché la Meloni fa leva, provocatoriamente, su una revanche negazionista? Pensa di trarne un qualche beneficio politico-elettorale? Probabilmente sì. Perché i fascisti ci sono, e sono voti. Fascisti anche giovani, giovanissimi, che chissà cosa sanno, cosa gli hanno detto, cosa sperano di trovare. I fascisti tornano, o non se ne sono mai andati, e adesso hanno anche da vomitare il loro vecchio-nuovo razzismo, o rispolverare il culto delle armi, oltretutto c’è un governo che non solo lo consente ma lo avalla. E ci deve essere, in questo quadro, anche una ragione personale se Giorgia Meloni può bellamente inserirsi nel clima di scampagnata fascisteggiante, come se si sentisse finalmente sciolta dall’obbligo di rinnegare la propria storia nera, un obbligo che lei non ha mai digerito, al pari di Alemanno, Storace, La Russa, la Mussolini. Le adesioni alle svolte di Fini erano soprattutto tattiche. E adesso che il vento di destra spira in mezza Europa, Giorgia Meloni si sente in dovere di apporre la sua virgola nera nel pessimo capitolo politico che l’Italia sta vivendo.

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