I giornali di oggi / La bozza giallo-verde contro l’Europa (e l’Italia)

Focus

Il contratto Lega-5Stelle su euro e governo ombra occupa le prime pagine dei quotidiani. La staffetta Di Maio-Salvini probabile via d’uscita per il governo

“Una bozza allarma i mercati”. Potrebbe sembrare l’incipit di un qualche nuovo Manifesto, ma è il titolo di prima pagina del Corriere della Sera che nell’occhiello spiega: “Nel contratto M5S-Lega l’idea di uscire dall’euro. La precisazione: è un testo superato”. Sarà anche superato, ma tutti i quotidiani oggi riportano in prima pagina la notizia che ieri sera aveva anticipato il giornale on-line Huffington Post.
La Repubblica è chiara: “Di Maio e Salvini uniti contro l’Ue. Governo, torna l’ipotesi staffetta. La bozza del contratto: dall’euro si può uscire, Draghi cancelli 250 miliardi di debito” e lo è ancora di più la prima pagina del Sole 24 Ore: “Lega-M5S, nel contratto colpo di spugna al debito. La richiesta alla Bce di annullare bond per 250 miliardi”. Grande titolo su due righe a quattro colonne della Stampa: “L’Italia spaventa la Ue e Wall Street. Bufera sul contratto fra Lega, e M5S”, mentre Il Fatto Quotidiano sceglie “I misteri del contratto. Esce una bozza dell’accordo di governo: c’è l’addio all’euro. Ma non è vero”. Anche i tre quotidiani del gruppo Riffeser Monti, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione, puntano sul mistero: “Il giallo del contratto. Trapela una bozza. Sfida alla UE e consiglio dei ministri ombra. Salvini e Di Maio: roba vecchia. L’euro non si tocca”. Secco il titolo del Messaggero: “Prove di governo, bozza anti-Ue”. Pessimisticamente argomentativo Il Foglio: “Salvini, Di Maio, il dramma del contratto con la figura terza. Perché per non tradire i propri elettori gli unici presentabili sono gli incompetenti”.

Una vita in vacanza: niente più debito pubblico, niente più euro. La bozza segreta dei vincitori

Per conoscere meglio la bozza del contratto Lega-5Stelle, ci affidiamo al Messaggero che a pagina 3 scrive di “proposte difficilmente realizzabili come quella della cancellazione di 250 miliardi di debito italiano da parte della Banca Centrale Europea che, com’è noto, è di “proprietà” di tutti gli stati aderenti all’euro. Il tutto condito con una proposta per la creazione di un canale di uscita “ordinata” dall’euro; il passaggio di tutte le aziende pubbliche (Eni, Enel etc.) alla Cassa Depositi e Prestiti che però le pagherebbe al tesoro riducendo con il risparmio postale il debito pubblico; il conferimento di patrimonio pubblico ad un fondo le cui quote poi sarebbero cedute ai risparmiatori. Sul piano istituzionale, tra l’altro, la bozza contiene la nascita di un Comitato di Conciliazione, composto dal premier, alcuni ministri e dai capi di partito della maggioranza, non previsto dalla Costituzione. Nel documento c’è anche una netta «apertura alla Russia da percepirsi come partner economico e non come una minaccia».

Ecco come Annalisa Cuzzocrea su Repubblica, a pagina 3, sintetizza e commenta i punti più controversi, quello sull’Unione Europea e quello sul ‘governo ombra’: “Al punto 20 si legge: (…) bisogna «introdurre specifiche procedure tecniche di natura economica e giuridica che consentano agli Stati membri di recedere dall’Unione monetaria, e quindi di recuperare la propria sovranità monetaria o di restarne fuori attraverso una clausola di opt-out permanente». E il tanto desiderato via libera a un referendum sull’euro, che però nella bozza di ieri sera era scomparso. «Era un copia incolla di entrambi i programmi, quella bozza non fa fede», spiega allarmato un deputato. Poi Cinque stelle e Lega emanano una nota congiunta per dire che nel programma di governo non è prevista l’uscita dall’euro. (…) Nel documento, che in calce prevede la firma di Luigi Di Maio e Matteo Salvini come un vero atto notarile, c’è una premessa non da poco. L’istituzione di un «comitato di conciliazione» che interviene in caso di disaccordo su alcune questioni. Ne fanno parte «il capo politico del Movimento 5 Stelle e il segretario federale della Lega, i capigruppo di Camera e Senato delle due forze politiche, il ministro competente per materia e il presidente del Consiglio». Alle riunioni, partecipa anche «come uditore il membro del governo responsabile dell’attuazione del programma». Si delibera con una maggioranza dei due terzi. Con il risultato che il premier di un governo giallo-verde sarà vincolato alle decisioni prese in un comitato ristretto, che di fatto depotenzia il Consiglio dei ministri. E diventa l’organo decisionale più importante, visto che di «conflitti», tra due forze che dicono di non voler siglare un’alleanza, ma un contratto, ce ne saranno prevedibilmente moltissimi”.

Lega e 5 Stelle uniti contro l’Unione

L’unità tra Lega e 5 Stelle, pur con toni diversi, si ritrova contro l’Unione Europea, come se fossimo ancora e per sempre in campagna elettorale. La Stampa, a pagina 4 e 5, nel servizio firmato dall’inviato a Bruxelles Marco Bresolin, delinea uno scenario tutt’altro tranquillo: “Non è casuale il triplo intervento a gamba tesa di Bruxelles nella politica italiana, in questa fase particolarmente sensibile ai «moniti» che arrivano dalla Ue. L’allarme di Valdis Dombrovskis sul debito pubblico, l’avvertimento di Jyrki Katainen sul rispetto delle regole e sull’impossibilità di modificare i Trattati Ue, aggiunti alla richiesta di Dimitris Avramopoulos di «non cambiare linea sull’immigrazione», sono un chiaro messaggio al governo che Lega e Movimento 5 Stelle vogliono far nascere. Se pensano di venire a Bruxelles a fare la guerra – questo il «pizzino» – c’è il rischio che a farsi male sia l’Italia. L’umore delle istituzioni europee in vista di un possibile esecutivo giallo-verde è abbastanza noto a chi frequenta i corridoi di quei palazzi. Ma i timori, le battutine e le preoccupazioni per «il governo degli anti-sistema» finora erano rimasti appunto confinati nei corridoi e nelle confidenze fatte a microfoni spenti. Ieri invece si è deciso di dire le cose «in chiaro», senza troppi peli sulla lingua. Provocando l’inevitabile reazione di Matteo Salvini contro «l’ennesima e inaccettabile interferenza dei non eletti» di Bruxelles. Si è fatta attendere qualche ora in più, ma nel tardo pomeriggio è arrivata anche la replica di Luigi Di Maio con un video su Facebook: «Subiamo attacchi continui, anche oggi da qualche eurocrate non eletto da nessuno. Ma io più sento questi attacchi e più sono motivato perché vedo un certo establishment che ha tanta paura del cambiamento». L’unità ritrovata Il silenzio dei Cinque Stelle, durato tutto il pomeriggio, aveva fatto strappare qualche sorriso a Bruxelles tra chi continua a sperare in un fallimento della trattativa. A metà pomeriggio, una fonte Ue faceva notare: «Ecco, Salvini si è subito scagliato contro l’Europa, mentre nessuno del M5S ha replicato. I grillini vogliono fare il poliziotto buono e la Lega quello cattivo, ma questa ambiguità finirà per dividerli». E invece la reazione di Di Maio ha di fatto ricompattato la coalizione. Unita contro il comune nemico. Perché, dice Salvini, «non possiamo andare a Bruxelles con un governo che rappresenti due idee lontane». Se l’obiettivo era quello di provocare qualche crepa nella coalizione, dunque, missione fallita”.

Come nel pentapartito: dopo la staffetta De Mita – Craxi, arriva quella Di Maio-Salvini

Abbiamo capito che il rapporto Di Maio – Salvini e Lega – 5 Stelle non solo è complicato, ma anche ricco di ripensamenti e percorsi ad ostacoli, programmi decisi e poi rivisti e modificati dopo poche ore. “Il governo «sarà politico» – asserisce il Corriere della Sera nel richiamo in prima pagina – Il che significa che l’esecutivo vedrà al vertice un «eletto di questo parlamento». Matteo Salvini oppure Lugi Di Maio? Il giallo si dovrebbe risolvere oggi. Ma pare che l’idea sia quella che già era più volte circolata: la staffetta tra i due leader”.

Carmelo Lopapa, a pagina 4 di Repubblica, spiega a che punto siamo con la trattativa: “Ogni giorno ha il suo colpo di scena, la sua apparente svolta prima della repentina marcia indietro, nell’infinita soap Di Maio-Salvini. Ma quello che matura dopo l’ora scarsa di faccia a faccia tra i due, avvenuto ieri sera fuori da Montecitorio (come sempre alla presenza dei vice Spadafora e Giorgetti) potrebbe essere quello risolutivo. Se le due parti si accorderanno, nelle prossime 48 ore, lo stallo finora apparso insuperabile sulla scelta del premier vero snodo della trattativa M5S-Lega verrebbe infatti superato. Le due delegazioni si salutano con una ventata di ottimismo, prima di congedarsi e andare a cena. Merito di due passi indietro avvenuti nell’arco del pomeriggio. Matteo Salvini ha accettato di prendere in considerazione l’ipotesi, per lui finora indigesta, di ricorrere alla staffetta. (…) L’altro passo indietro lo potrebbe compiere il capo dei 5stelle. Soprattutto se dovesse accettare di non essere lui il Designato. (…) Su un punto si sono ritrovati d’accordo. Sulla necessità che il prescelto sia un politico, «eletto dai cittadini». E non più un tecnico. Altra marcia indietro rispetto alla sventagliata di nomi dati in pasto ai media. (…) Della presidenza del Consiglio in versione tandem, di questa via d’uscita anni ’80, stile Craxi-De Mita, i due contraenti avevano parlato già nella due giorni di confronti al Pirellone, a Milano, sabato e domenica scorsi”.

Martina: Se continua lo stallo, si torni alla proposta del capo dello Stato

Il segretario reggente del Pd Maurizio Martina “manda un messaggio chiaro – scrive La Stampa a pagina 7 – sulla disponibilità del partito ad appoggiare un governo del presidente della Repubblica in caso di stallo nei negoziati tra Lega e M55”.
Secondo Martina, che ieri ha parlato in conferenza stampa insieme ai capigruppo Pd di Camera e Senato Delrio e Marcucci, «sono aperti tutti gli scenari, anche la rottura della trattativa e il ritorno all’idea di un governo del Presidente con voto anticipato entro l’anno».
Aggiunge il quotidiano Avvenire: “Martina ha definito «inaccettabile la paralisi» imposta dal «balletto di dichiarazioni» di M5s e Lega e Graziano Delrio ha invitato a prendere in considerazione la proposta di Mattarella «l’unica seria sul tavolo» di un «governo neutro»”.

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